STARDUST ON CARDIOONCOLOGY: A JOURNEY THROUGH THE DREAMS OF FEDERICO

di Davide De Nardo
Dalla cardiotossicità all’intelligenza artificiale: viaggio nelle nuove frontiere della cardio-oncologia.

La cardio-oncologia è una disciplina giovane, ma in continua e rapidissima evoluzione. Una branca della medicina in cui ricerca, innovazione tecnologica e approccio multidisciplinare si intrecciano costantemente, cercando di rispondere a una delle grandi sfide della medicina moderna: proteggere il cuore dei pazienti oncologici senza compromettere l’efficacia delle terapie antitumorali.

La sessione internazionale “Stardust on Cardio-Oncology: a journey through the dreams of Federico”, moderata dalla Dott.ssa M.L. Canale e dal Dott. S. Oliva, ha accompagnato i partecipanti in un vero e proprio viaggio attraverso le nuove prospettive della cardio-oncologia contemporanea. Le cinque relazioni, introdotte simbolicamente da titoli ispirati ai film di Federico Fellini, hanno affrontato i principali temi emergenti della disciplina: dalla prevenzione della cardiotossicità alle nuove immunoterapie oncologiche, fino al ruolo dell’intelligenza artificiale e delle nuove frontiere della ricerca cardiovascolare applicata all’oncologia.

Ad aprire la sessione è stata la Prof.ssa Jennifer Cautela (Marsiglia) con la relazione “Lo Sceicco Bianco: Where it all began, the evolving treatment of cardiac dysfunction in cardio-oncology”.
La relatrice ha ripercorso il tema storico della cardiotossicità da antracicline, ricordando come farmaci quali doxorubicina, epirubicina e daunorubicina rappresentino ancora oggi uno dei principali modelli di danno cardiovascolare associato alle terapie oncologiche. Secondo quanto illustrato, il rischio cardiotossico dipende soprattutto dalla dose cumulativa somministrata, rendendo fondamentale un corretto bilancio tra beneficio oncologico e rischio cardiovascolare. Grande attenzione è stata dedicata alle strategie di prevenzione della cardiotossicità. Diversi studi hanno valutato il ruolo di ACE-inibitori, sartani e beta-bloccanti nella prevenzione della disfunzione ventricolare sinistra indotta da antracicline. Sono stati discussi trial storici con enalapril e carvedilolo, seguiti da studi successivi con candesartan e metoprololo che, tuttavia, non hanno mostrato risultati definitivi nella prevenzione della cardiotossicità. La relatrice ha quindi illustrato il crescente interesse verso nuove strategie cardioprotettive, comprese le statine. Lo studio STOP-CA ha mostrato come atorvastatina possa ridurre il rischio di disfunzione ventricolare associata alle antracicline. Ampio spazio è stato dedicato anche ai più recenti trial con sacubitril/valsartan, SGLT2-inibitori e agonisti del recettore GLP-1, molecole che stanno progressivamente entrando nello scenario cardio-oncologico grazie ai loro effetti favorevoli sullo scompenso cardiaco, sul metabolismo e sulla protezione cardiovascolare. Il messaggio conclusivo della relazione è stato estremamente pratico: prevenire la cardiotossicità significa controllare precocemente i fattori di rischio cardiovascolare e introdurre terapie cardioprotettive personalizzate in base al profilo clinico del paziente. A chiudere il proprio intervento, la Prof.ssa Cautela ha ricordato come “un bravo cardio-oncologo debba essere prima di tutto un grande cardiologo clinico”.

La seconda relazione, “La Dolce Vita: CAR-T, ADCs and BiTEs: what a cardio-oncologist should know!”, è stata affidata alla Prof.ssa Teresa López Fernández (Madrid).
La relatrice ha affrontato il tema delle nuove immunoterapie oncologiche e delle loro implicazioni cardiovascolari. Le CAR-T cell therapy rappresentano oggi una delle innovazioni più rivoluzionarie dell’oncologia moderna. Attraverso linfociti T geneticamente modificati, queste terapie sono in grado di riconoscere specifici antigeni tumorali e distruggere selettivamente le cellule neoplastiche. Attualmente le principali indicazioni riguardano leucemie acute, linfomi e mieloma multiplo. Secondo le Linee Guida ESC 2022, prima di iniziare una terapia con CAR-T è fondamentale eseguire una valutazione cardiovascolare completa comprensiva di ECG, ecocardiogramma e biomarcatori cardiaci come BNP e troponina. La relatrice ha poi discusso le Bispecific T-cell Engager therapies (BiTEs), farmaci caratterizzati da un duplice meccanismo di legame tra antigene tumorale e linfocita T, e gli Antibody-Drug Conjugates (ADCs), sempre più diffusi nelle moderne strategie oncologiche. È stato sottolineato come il rischio cardiovascolare associato a queste terapie sia fortemente influenzato dai fenomeni infiammatori sistemici, in particolare dalla cytokine release syndrome (CRS), responsabile di insufficienza cardiaca, aritmie e instabilità emodinamica. Il ruolo del cardio-oncologo, secondo la relatrice, è quello di identificare precocemente la vulnerabilità cardiovascolare del paziente prima, durante e dopo il trattamento oncologico.

La terza relazione, “8½ – CHIP: the missing link between cardiovascular risk and cancerogenesis?”, presentata dal Prof. Alexander Lyon (Londra), ha affrontato uno dei temi più innovativi e affascinanti della cardio-oncologia contemporanea: il ruolo della Clonal Hematopoiesis of Indeterminate Potential (CHIP). Il relatore ha illustrato come alterazioni clonali dell’ematopoiesi possano rappresentare un ponte biologico tra cancro e malattia cardiovascolare. Le CHIP, associate a mutazioni genetiche come DNMT3A e TET2, favoriscono infatti uno stato infiammatorio cronico capace di accelerare aterosclerosi, stenosi aortica, insufficienza cardiaca e cardiomiopatia dilatativa. È stato mostrato come pazienti con CHIP presentino un rischio significativamente aumentato di cardiopatia ischemica, aritmie e scompenso cardiaco. In ambito cardio-oncologico, studi preliminari suggeriscono inoltre un possibile ruolo della CHIP come nuovo fattore predisponente alla cardiotossicità da antracicline, trastuzumab e trapianto di cellule staminali. Secondo il Prof. Lyon, il futuro della cardio-oncologia passerà inevitabilmente attraverso l’integrazione tra genetica, infiammazione e medicina cardiovascolare personalizzata.

La quarta relazione, “Amarcord: AI in cardio-oncology: a powerful tool to handle with care”, è stata presentata dal Prof. Dimitrios Farmakis (Grecia). Il relatore ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale applicata alla cardio-oncologia, sottolineando come l’AI stia rapidamente trasformando la pratica clinica. L’intelligenza artificiale può oggi supportare la diagnosi precoce, la stratificazione del rischio e il monitoraggio dei pazienti oncologici attraverso l’integrazione di dati provenienti da ECG, ecocardiografia, cardio-TC, risonanza magnetica cardiaca e biomarcatori. Sono stati mostrati diversi esempi pratici di algoritmi in grado di predire fibrillazione atriale, mortalità cardiovascolare, disfunzione ventricolare sinistra e rischio di cardiotossicità da antracicline. Particolare interesse hanno suscitato le prospettive future legate ai cosiddetti “digital twins”, modelli virtuali personalizzati capaci di simulare l’evoluzione clinica del paziente e guidare strategie preventive sempre più individualizzate. Il relatore ha tuttavia sottolineato come l’intelligenza artificiale debba rappresentare uno strumento di supporto e non di sostituzione dell’esperienza clinica.

La sessione si è conclusa con la relazione del Prof. Pietro Ameri (Genova), “La Strada: Research perspectives in cardio-oncology: from simple damage control to the design of new ways”. Il relatore ha affrontato il tema della stratificazione del rischio cardiovascolare nei pazienti oncologici e delle nuove prospettive di ricerca nella prevenzione della CTR-CVD (Cancer Therapy Related Cardiovascular Disease). Attraverso un caso clinico di carcinoma mammario trattato con osimertinib, è stato mostrato come alcune nuove terapie target possano determinare insufficienza cardiaca, aritmie, riduzione della funzione renale e spasmo coronarico. Secondo il relatore, il vero obiettivo della cardio-oncologia moderna non è più soltanto il “damage control”, ma la capacità di identificare precocemente i pazienti vulnerabili e prevenire la comparsa della malattia cardiovascolare. Grande attenzione è stata posta alla suscettibilità genetica individuale, ai Polygenic Risk Score e all’utilizzo integrato di biomarcatori cardiaci come troponina e NT-proBNP. La stratificazione del rischio deve inoltre comprendere ECG seriati, ecocardiografia e risonanza magnetica cardiaca, con monitoraggi personalizzati in base al profilo di rischio del singolo paziente.

L’intera sessione ha evidenziato come la cardio-oncologia stia rapidamente evolvendo da disciplina focalizzata esclusivamente sulla gestione della cardiotossicità verso una medicina cardiovascolare di precisione, capace di integrare genetica, imaging avanzato, intelligenza artificiale e nuove strategie terapeutiche.
Una trasformazione che richiederà sempre più competenze multidisciplinari, collaborazione tra specialisti e una visione clinica globale del paziente oncologico.

 

Davide De Nardo