Nella sala Borgo si è tenuto uno stimolante simposio sull’aritmologia volto a fornire aggiornamenti in materia ai colleghi clinici con moderatori il Dottor Riccardo Riccardi ed il Dottor Raimondo Calvanese.
La prima sessione, a cura del Dottor Lorenzo Gigli, ha avuto l’attenzione focalizzata sulla fibrillazione atriale ed in particolare sulla possibilità di ablazione transcatetere. Il meccanismo patogenetico della fibrillazione atriale è complesso ed è da riconoscersi nella presenza di trigger, substrato patologico e fattori modulanti. In particolare, i parossismi di fibrillazione atriale tendono ad essere generati da trigger presenti a livello delle vene polmonari, mentre nella forma persistente questi tendono a perdere un ruolo causativo mentre diventa preponderante l’impatto del substrato patologico atriale (in forma di multipli fronti d’onda o presenza di rotori) e questo complica anche le opzioni terapeutiche che siano esse farmacologiche o interventistiche. L’efficacia della procedura ablativa in termini di sopravvivenza nei pazienti con disfunzione ventricolare (CASTLE-AF) o in termini di controllo dei sintomi (CABANA trial) è nota. Tuttavia, si tratta di una patologia cronica che tende ad evolvere da forma parossistica a persistente secondo il principio “AF begets AF”, risulta quindi sensato un approccio ablativo precoce in pazienti selezioni al fine tentare di fermare la storia naturale della malattia, che sia esso attraverso crioablazione, radiofrequenza o con l’innovativo approccio dell’elettroporazione. Tale approccio è anche supportato dalle recenti linee guida EHRA che indicano l’ablazione anche nei pazienti paucisintomatici con questo razionale in classe IIB.
Il Dottor Marco Corda nel secondo intervento ha presentato il recente position paper ANMCO sull’uso appropriato del defibrillatore indossabile nella pratica clinica. Il suo utilizzo è previsto quando il rischio di mortalità aritmica non è definito in maniera certa o può essere soggetto a modificazioni con adeguata ottimizzazione terapeutica. Le applicazioni possono essere molteplici (cardiomiopatie di nuovo riscontro, forme tossiche, attesa di trapianto/LVAD, infezioni in atto ecc.) ma l’impatto maggiore è ipotizzabile nella casistica di pazienti con infarto miocardico acuto associato a severa disfunzione ventricolare. Le linee guida ESC indicano in classe IIb il suo utilizzo come bridge to decision, in considerazione dei dati non pienamente soddisfacenti dello studio VEST; tuttavia, il position paper in questione ha promosso un approccio più capillare e standardizzato del suo utilizzo, la cui prescrivibilità al momento non è uniforme a livello nazionale.
Il Dottor Carlo Lavalle ha invece presentato le più recenti possibilità terapeutiche in ambito di devices impiantabili, quali il cardioMEMS e la CCM. Il primo è un dispositivo diagnostico che viene posizionato a livello di un ramo dell’arteria polmonare con una procedura similare a quella di un normale cateterismo cardiaco destro; la sua utilità è rappresentata dalla possibilità di monitoraggio remoto e quotidiano dei valori di pressione arteriosa polmonare e può essere utile in pazienti con insufficienza cardiaca avanzata persistentemente sintomatici (classe IIb). Mentre la terapia di modulazione della contrattilità cardiaca (CCM) ha un effetto inotropo in quanto permette un miglioramento del bilancio degli ioni calcio nel reticolo sarcoplasmatico miocardico attraverso un meccanismo di impulso endocavitario ad elevata ampiezza nel periodo refrattario effettivo. Si tratta di una metodica al momento priva di indicazioni forti in quanto si tratta di una terapia con elevati costi e con efficacia unicamente sull’alleviamento sintomatico; infatti, non sono stati pubblicati al momento trial che mostrano endpoint significativi sulla mortalità.
Infine, l’ultima esposizione del Dottor Stefano Grossi si è focalizzata sull’elettrocardiogramma come strumento di detezione di cardiopatie condizionanti un aumento rischio di aritmie ventricolari. Sono stati presentati elettrocardiogrammi di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, cardiomiopatia ipertrofica, sindrome di Brugada e sindrome da ripolarizzazione precoce. In particolare, sono stati evidenziati gli elementi elettrocardiografici associati ad una prognosi peggiorativa, quali la presenza di QRS frammentato nella sindrome di Brugada e di onde T negative profonde nella cardiomiopatia aritmogena.
