Il Dottor Colivicchi ha ripercorso i dati del censimento che ha visto per la prima volta una collaborazione tra ISTAT e ANMCO. L’ ottavo censimento delle cardiologie in Italia sono riferiti all’ anno 2022 e hanno visto la partecipazione di oltre il 95% delle cardiologie in ogni regione, con un minimo del 96% e molte regioni con una partecipazione del 100%.
Qualche numero ci aiuta a capire a che punto siamo e dove si sta muovendo la gestione della Cardiologia in Italia
Dei 1330 enti di ricovero del Sistema Sanitario Nazionale che comprendono un servizio di Cardiologia, 832 si trovano in strutture pubbliche e 498 in strutture private. Rispetto al censimento del 2015, si è osservato una riduzione di 2,2% delle cardiologie pubbliche e una crescita del 3,4% delle cardiologie private.
Il numero complessivo dei posti letto si è ridotto del 3% rispetto al censimento precedente.
Allo stato attuale esiste un reparto di cardiologia ogni 95536 abitanti, un laboratorio di emodinamica ogni 217161 e un centro dotato di emodinamica H24 (incluso nella rete STEMI e dotato della possibilità di eseguire angioplastica primaria) ogni 249367 abitante. Il numero di centri inclusi nella rete STEMI è cresciuto rispetto al precedente censimento.
Uno sguardo più attento, al di là del dato grezzo dei numeri di posti letto e di reparti, rivela una riduzione del numero delle strutture complesse e una crescita delle strutture semplici. Molte strutture sono state di fatto ridimensionate. Questo è interpretato come spia di un profondo cambiamento degli assetti organizzativi ospedalieri in atto
Per quanto riguarda gli ambulatori specialistici cardiologici colpisce la rarefazione degli ambulatori che si occupano di ipertensione arteriosa sistemica (meno 30%). Al contrario crescono lievemente gli ambulatori di controllo Pacemaker, cardiopatia ischemica cronica e di cardio oncologia.
Il numero dei cardiologi strutturati ha invece visto una crescita rispetto al dato precedente del 2015 (da 7384 a 7736), frutto di un cambiamento di rotta post pandemia. Questo rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla contrazione osservata nel quinquennio 2010 – 2015 (da 7558 a 7384).
Allargando la visuale e considerando quanto succede nel resto del mondo della sanità ospedaliera, si può concludere che le strutture di cardiologia non abbiano subito il contraccolpo e la fuga di personale di cui sentiamo troppo spesso per il personale della Medicina d’ Urgenza e dei reparti di Anestesia e Rianimazione. La relazione si è però conclusa sottolineando come i segni di difficoltà non coinvolgano nella stessa misura i centri Spoke (più spesso in carenza di personale) rispetto ai centri Hub. Sempre a riguardo del modello Hub e Spoke, alcune reti ormai consolidate nell’ambito dello STEMI, non raggiungono la stessa efficienza di integrazione in altre patologie tempo dipendenti come lo shock cardiogeno
Sanità digitale: a che punto siamo
Il Dottor Pasquale Arena (Agenas) ha illustrato i pilastri su cui si basa la sanità digitale. Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha previsto uno stanziamento complessivo di 3 Mld di euro per il processo di digitalizzazione. La creazione del cosiddetto “ecosistema di dati sanitari” si basa su
- Fascicolo sanitario elettronico (FSE)
- Telemedicina
- Intelligenza artificiale
Il FSE è già realtà in gran parte d’ Italia e il progetto precede una diffusione uniforme su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, oltre alla diffusione, un utilizzo sempre maggiore per la consultazione da parte dei clinici. Nella forma attuale prevede principalmente il caricamento in formato pdf di referti di esami di laboratorio, di esami diagnostici e di visita. La direzione futura è la piena implementazione del FSE 2.0 che permetterà una comunicazione di dati con gli altri strumenti della sanità digitale
La telemedicina, progetto a cui è stato dedicato un finanziamento di 1,5 mld di euro, è una realtà operativa in molte strutture che ne hanno sperimentato e consolidato l’utilizzo nel periodo post pandemia. I servizi che maggiormente ne hanno usufruito sono, oltre alla cardiologia, l’oncologia, la diabetologia, la neurologia. Permette di erogare prestazioni di televisita, teleconsulto e teleassistenza.
Gli indicatori Agenas: la necessità di una revisione
La relazione del Dottor Fabrizio Oliva si è concentrata sulla necessità di una revisione degli indicatori Agenas. Innanzitutto, gran parte degli indicatori (> 80%) sono riferiti all’ ambito ospedaliero, lasciando una parte residuale al territorio. Molti indicatori sono poi indicatori di volume e non valorizzano la qualità e l’efficacia della presa in carico. Da un punto di vista delle patologie e delle procedure poste sotto la lente gli indicatori si concentrano cardiologici si concentrano soprattutto su angioplastica e infarto miocardico acuto, mentre molto meno rappresentati sono l’accesso alla terapia farmacologica, l’aderenza terapeutica, la prevenzione e la diagnosi precoce.
Alcuni indicatori risultano invece obsoleti e non aggiornati alle attuali evoluzioni terapeutiche ed interventistiche. Un esempio per tutti la mortalità a 30 giorni e il volume di ricovero per sostituzioni valvolari aortiche e mitraliche, dove il dato di TAVI e MitraClip (procedure interventistiche percutanee) non è separato dalla chirurgia tradizionale.
La collaborazione tra Agenas e società scientifiche come ANMCO permetterà, nelle migliori speranze, una evoluzione degli indicatori capace di restituire una fotografia più nitida dell’attività delle unità di cardiologia e una migliore governance clinica da parte dei decisori politici.
