Brillante lettura del Dottor Massimo Grimaldi, nuovo Presidente eletto ANMCO, relativa alle potenzialità della polipillola ed alla sua relazione con l’aderenza terapeutica. Per quanto concerne il paziente iperteso, è noto che il controllo efficace della pressione arteriosa necessita dell’associazione di 2-3 molecole differenti.
Anche per quanto concerne l’ipercolesterolemia, sono infinite le evidenze circa la relazione lineare tra livelli di LDL e rischio cardiovascolare, ed è per questo motivo che i target terapeutici si sono gradualmente ridotti a valori di LDL più bassi, per raggiungere i quali si rende spesso necessario l’impiego di terapie di associazione ab initio (data anche la possibilità di prevedere l’entità della riduzione determinata da una specifica terapia).

Tali target stringenti vengono raggiunti solo in 1/3 dei pazienti trattati, a causa dell’inadeguata prescrizione in termini di posologia e potenza della molecola, dell’inerzia terapeutica, della scarsa quota di “presa in carico” dei pazienti (fondamentalmente dovuta al divario tra domanda e offerta terapeutica, riconducibile alla carenza di personale medico specializzato), degli effetti collaterali e della complessità della terapia che riduce l’aderenza terapeutica.
Infatti, poiché sia l’ipertensione che l’ipercolesterolemia necessitano di terapia a lungo termine, sono gravate, come tutte le terapie croniche, da un elevato tasso di abbandono (50% a 2 anni per la terapia antipertensiva, 70% a 2 anni per la terapia ipolipemizzante). L’aderenza (qualità dell’assunzione del farmaco in termini di rispetto della posologia e della tempistica di assunzione) e la persistenza (durata della terapia) terapeutiche correlano con l’efficacia del trattamento in termini di riduzione degli eventi (sembra ovvio, ma la terapia non può essere efficace se non è assunta dal paziente).

La scarsa aderenza, infatti, determina un peggioramento della prognosi (ad esempio l’interruzione dell’aspirina determina un rischio di mortalità aumentato di 1,82 volte, l’interruzione dei beta-bloccanti di 1,96 volte e l’interruzione delle statine di 2,86 volte).
Alla luce di quanto detto, è comprensibile la necessità di semplificazione terapeutica, con lo scopo ultimo di migliorare l’aderenza, e conseguentemente la prognosi. In questo scenario si inserisce l’impiego della polipillola, quindi l’associazione di farmaci differenti in un’unica compressa, magari con diverse possibilità di scelta in termini di posologia, che ha dimostrato di associarsi ad un aumento significativo dell’aderenza terapeutica.
