E ADESSO… AL LAVORO!

Michele Massimo Gulizia

Le tante cose da fare con impegno, serenità e passione

L’orgoglio di assumere oggi la Presidenza della più importante Associazione Cardiologica Italiana è temperato dalla consapevolezza della grande responsabilità che assumo nei confronti di tutti i cardiologi ospedalieri del nostro Paese, in un momento in cui la nostra stessa ragion d’essere è messa in dubbio da un modello organizzativo, quello per intensità di cure, che rischia di azzerare i significativi progressi che la scienza e l’arte cardiologica hanno garantito negli ultimi cinquant’anni alla popolazione italiana. Successi assistenziali peraltro evidenziati dalla progressiva e notevole riduzione della mortalità per le malattie cardiovascolari. La frammentazione delle competenze cardiologiche prevista nei nuovi sistemi organizzativi ospedalieri mina alle fondamenta l’unicità e l’insostituibilità della nostra specializzazione, imprescindibile specificità della nostra disciplina, in un momento in cui anche la Spending Review e altre situazioni complesse mettono a dura prova anche i nostri organici.
Nella nostra professione siamo abituati a validare ogni nuova molecola, ogni nuovo dispositivo medico impiantabile attraverso trial clinici randomizzati e controllati; paradossalmente, dal governo sanitario, ci viene imposto un modello assistenziale che non solo non è mai stato sperimentato “sul campo” in termini di indicatori di processo e di esiti ma che, per di più, appare essere applicato in maniera sorprendentemente differente nelle diverse strutture ospedaliere in cui è stato realizzato (insomma, che trova ispirazione da presupposti non scientificamente testati al pari della ben più famosa “cura Di Bella” o della “terapia col bicarbonato”!). Noi non possiamo escludere, a priori, la sperimentazione di nuovi approcci per la “terapia organizzativa” delle patologie cardiovascolari, ma pretendiamo di essere coinvolti nella progettazione dei modelli gestionali futuri, in una consapevole assunzione di responsabilità che è nell’interesse non tanto di una mera difesa corporativistica ma soprattutto della vita e della salute dei cittadini italiani. Oltre che della professionalità di chi sa come curare al meglio i cardiopatici: il Cardiologo.
Allo stesso modo, dopo tante incomprensioni, stiamo intraprendendo, con spirito di servizio civico, il percorso virtuoso verso una nuova epoca nei rapporti con le Istituzioni, e in particolare con l’AGENAS, allo scopo di donare un carattere di maggiore scientificità ai dati, potenzialmente utilissimi in termini di epidemiologia clinica, del Programma Nazionale Esiti: se è giusto che l’operato dei cardiologi vada valutato, è ancora più giusto che ciò sia fatto con criteri non aleatori ma rispondenti alla realtà. E per questo abbiamo già costituito un tavolo tecnico insieme ad AGENAS e ai principali attori della rete per l’infarto per declinare i nuovi indicatori. Nella stessa ottica si inserisce l’impegno per difendere il ruolo e la specificità delle Cardiologie “spoke”, vero tessuto connettivo e scheletro portante della Cardiologia italiana. La realizzazione di un nuovo documento “Struttura e Organizzazione Funzionale della Cardiologia in Italia”, attualizzato alle mutate condizioni assistenziali ed economiche del nostro Paese, si rende indispensabile e prioritaria per la definizione della riqualificazione del ruolo delle UTIC (in via di estinzione) e della necessaria ricollocazione e riorganizzazione delle strutture cardiologiche per complessità assistenziale.
Insieme col nuovo Consiglio Direttivo lavoreremo all’obiettivo di rendere i rapporti dei Soci con la Segreteria e il Centro Studi più aperti e meno afflitti da una pesante burocrazia amministrativa, in modo che ogni singolo associato si senta effettivamente il vero protagonista della nostra grande realtà associativa. E’  l’Associazione che deve essere al servizio dei Soci, e non viceversa. E per questo a breve sarà disponibile un call center ANMCO che sarà a disposizione di tutti gli Associati in regola con le quote annuali per suggerire soluzioni e assistenza su molteplici problematiche di giornaliera necessità: polizze assicurative professionali, servizio bibliografico online, status del Socio, riferimenti legislativi utili all’attività svolta, e quanto altro ancora in cantiere.
Con lo stesso spirito di servizio, collaboreremo con la Federazione Italiana di Cardiologia e con le diverse Società di settore, nella consapevolezza che proprio dalla diversificazione di compiti e di obiettivi nasce la forza di un mondo, quello cardiologico italiano, che deve avere in questa sua “diversità” biologica lo spunto per affermarsi ulteriormente nelle sue interlocuzioni con la Cardiologia Europea e con le Istituzioni. E’ noto che non sono i più forti che sopravvivono, ma quelli che meglio si sanno adattare alla mutazione dell’ambiente, come è stato detto nell’Assemblea dei Soci, e prima ancora da Darwin. E noi sapremo adattarci rapidamente, penetrando il Sistema per migliorarlo dall’interno.
La nostra Associazione, dopo un difficile periodo di fibrillazioni e tensioni, ha tutto il diritto di vivere un presente sereno, alieno da recriminazioni e proiettato verso un futuro di successi.
Il mio personale impegno, nei confronti del nuovo Consiglio Direttivo, e di riflesso di tutti i Soci, sarà quello di dare tutto me stesso all’ANMCO, con la stessa tenacia con cui sono stati ottenuti in brevissimo tempo gli splendidi risultati di Cardiologie Aperte, nel rispetto dei valori etici e scientifici che stanno alle fondamenta dell’ANMCO, con lo scopo imprescindibile di rappresentarla con dignità, salvaguardando l’appropriatezza e la specificità della nostra disciplina.
Buon ANMCO a tutti.

 

 


 

 

MA QUANTO SIAMO STRESSATI?

di Giuseppe Di Tano

 

Durante il Simposio sulla Gestione del paziente end-stage nello Scompenso Cardiaco sono stati resi noti dalla Dr.ssa Majani i primi risultati dello Studio IANUS la prima indagine sulla valutazione del burn – out specificatamente rivolta ai Cardiologi ospedalieri

Più di un terzo dei Cardiologi riferisce perdita di entusiasmo per il proprio lavoro (37%), frustrazione per scarso controllo e/o autonomia (36 %), e difficoltà nel separare vita lavorativa e vita privata (34 %). E ancora: il 30 % riferisce disagio nel ricalibrare le aspettative di pazienti e familiari; un quinto circa lamenta fatica emozionale nel rapporto con il paziente cronico grave (22 %), e a fine vita (19%). Fortunatamente solo il 14 % dei Cardiologi segnala di provare distacco emozionale, freddezza o disinteresse nei confronti del paziente.
L’indagine prima nel suo genere in ambito cardiologico, prende il nome di IANUS, acronimo di ItAliaN cardiologists’ Undetected distress Study, in riferimento al dio della porta, dei passaggi, che guarda contemporaneamente l’interno e l’esterno, e ben si presta a simboleggiare l’intenzione dello studio, ha coinvolto 1.064 Cardiologi ospedalieri impegnati in tutti gli ambiti della Cardiologia. Circa l’85% dei Cardiologi dice di sentirsi competente nello svolgimento del proprio lavoro; il 66% riferisce gratificazione per il significato morale e umano del lavoro. Inoltre circa il 70 % riporta la presenza di difficoltà a causa di problemi organizzativi sul lavoro, e più del 48 % è preoccupato per il rischio di problemi medico legali.
L’obiettivo dello Studio svolto attraverso un questionario on-line ideato dalla Dr.ssa Majani, responsabile del Servizio di Psicologia dell’Istituto Scientifico di Montescano dell’IRCCS Fondazione Maugeri e proposto dall’Area Scompenso Cardiaco ha come obiettivo di portare le eventuali fonti di stress e fattori protettivi in grado di modulare il rischio di burn – out tra i Cardiologi italiani, per guardare a potenziali soluzioni.
ll distress rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo del burn – out, una sindrome che può colpire chi svolge una professione d’aiuto caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, ha un importante impatto negativo sul rendimento lavorativo, provoca errori e assenteismo, oltre che una serie di sintomi fisici e psicologici che incidono in misura rilevante sul benessere dell’operatore. Rilevare risposte di stress in ambito lavorativo può quindi rappresentare una prima efficace misura preventiva dello sviluppo di burn – out. Ma altrettanto importante è anche indagare fattori indicati dalla letteratura come protettivi, come il significato morale e umano attribuito al proprio lavoro, la soddisfazione lavorativa, la percezione di competenza personale e la condivisione con i colleghi. L’appuntamento è per la Riunione degli Iscritti all’Area Scompenso Cardiaco per ascoltare una più dettagliata valutazione dei dati ottenuti che consentirà di trarre conclusioni ulteriori, e di formulare proposte migliorative. Nel frattempo, si conferma l’utilità di una partecipazione ad iniziative come questa, improntate al principio della reciproca conoscenza e della condivisione di esperienze, presupposti indiscutibili di una professionalità medica consapevole del fatto che la qualità dell’assistenza offerta ai pazienti passa anche attraverso il benessere lavorativo di chi la eroga.