ANMCO MASTER SINDROMI CORONARICHE ACUTE ALLA LUCE DELLE NUOVE LINEE GUIDA

di Andrea Sultana
Diagnosi e gestione clinica delle sindromi coronariche croniche alla luce delle ultime evidenze scientifiche. Sessione dedicata alle sindromi coronariche croniche moderata dal Dott. Achilli e De Nardo.

Il primo intervento è del Dottor Nardi che sottolinea l’eterogeneità del paziente con CCS e questo non fa altro che complicarne la gestione. Da una parte dobbiamo identificare i pazienti ad alto rischio che vanno sottoposti a diagnostica invasiva, dall’altro dobbiamo limitare le procedure inutili. A tal proposito è necessario scegliere la giusta metodica diagnostica che sia essa un test di imaging funzionale o un test anatomico invasivo o non invasivo (TC-coronarica). Dopo aver trattato il paziente mediante rivascolarizzazione, è evenienza piuttosto frequente non seguire il paziente adeguatamente nel follow-up. Il paziente con CCS sottoposto a rivascolarizzazione andrebbe sottoposto ad ecocardiogramma dopo 8-12 settimane ed entro l’anno si potrebbe considerare l’esecuzione di un test di imaging funzionale. Se non sussistono eventi entro l’anno il paziente può essere rivalutato a 3-5 anni.

Il Dottor Faggiano presenta una relazione dal titolo “Farmaci pallone o bisturi alla luce delle evidenze dello studio ISCHEMIA”. Come dice il titolo stesso, lo studio ISCHEMIA ha rappresentato un breakpoint rispetto al passato. Questo studio ha infatti dimostrato come non vi siano differenze in termini di sopravvivenza nei pazienti trattati con terapia medica ottimizzata e pazienti sottoposti a rivascolarizzazione. La rivascolarizzazione ha, tuttavia, determinato un miglioramento della qualità di vita ed una riduzione del sintomo anginoso ed una riduzione dell’incidenza dell’infarto miocardico in pazienti con un elevato burden di malattia coronarica. Per tale motivo è necessario effettuare un’accurata selezione del paziente con CCS da sottoporre a rivascolarizzazione considerando l’estensione della malattia coronarica, le caratteristiche della placca (anche attraverso metodiche di imaging intravascolare) e l’entità del sintomo.

Il penultimo intervento è quello del Dottor Galvani che ha fatto una disamina della terapia medica anti-ischemica nei pazienti con CCS.

Si focalizza in particolare sulla terapia ipolipemizzante mediante l’uso delle statine il cui ruolo è ormai ampiamente riconosciuto nella stabilizzazione della placca e nella riduzione degli eventi cardiovascolari. Parla anche degli ultimi studi che hanno valutato l’utilizzo di beta-bloccanti nel cardiopatico ischemico con FE conservata ed assenza di angina che hanno dato esito negativo in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari. Allo stesso modo lo studio SIGNIFY sull’ivabradina non solo non ha dimostrato benefici del farmaco sul paziente con CCS, ma ha documentato un incremento degli eventi cardiovascolari.

Per concludere, il Dottor Bolognese ha parlato del ruolo della rivascolarizzazione miocardica nei pazienti con disfunzione sistolica ed in particolare degli studi STICH e REVIVED-BCIS2 che hanno rappresentato una svolta sul tema.

Entrambi gli studi non sono stati in grado di cambiare la prognosi e la mortalità di pazienti con severa disfunzione sistolica e coronaropatia critica su territori di miocardio vitale. Il primo studio, tuttavia, ha documentato una riduzione delle morti correlate a cause cardiovascolari e ciò a dimostrazione del fatto che non cade del tutto il paradigma del miocardio vitale. Al termine della sua presentazione il Dottor Bolognese ribadisce l’importanza della selezione del candidato ideale da sottoporre a rivascolarizzazione perché questo potrebbe beneficiarne sia in termini di recidiva di evento ischemico che di morte cardiaca improvvisa.

 

Andrea Sultana anmco
Andrea Sultana