LA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA: ANMCO INCONTRA EDITOR E GIORNALISTI. SFIDE E OPPORTUNITÀ PER L’INFORMAZIONE CARDIOLOGICA DEL FUTURO

di Raffaele Abete
Dai primi 50 anni del Giornale Italiano di Cardiologia alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale e della farmacoterapia: il ruolo cruciale delle riviste ESC e ANMCO nella formazione del cardiologo moderno; verso una nuova era della diffusione del sapere: l’eccellenza della ricerca cardiologica tra rigore metodologico, innovazione tecnologica e impatto clinico.

La sessione “La comunicazione scientifica: ANMCO incontra editor e giornalisti”, svoltasi durante il 57° Congresso Nazionale ANMCO a Rimini, ha offerto una panoramica profonda sull’evoluzione dell’editoria scientifica.

 

Alessia Gimelli, Editor-in-Chief di EHJ-Imaging Methods and Practice, ha sottolineato come l’imaging cardiovascolare sia ormai onnipresente, ma la sua crescente complessità, alimentata dall’integrazione dell’intelligenza artificiale, porti con sé il rischio di una “black-box medicine”. Comprendere i metodi scientifici è l’unico modo per potersi fidare dei risultati, evitando sovradiagnosi o test inappropriati. La rivista si pone dunque come un ponte multidisciplinare, puntando su open access e trasparenza: con un incremento del 10% delle sottomissioni nel 2025 e un corpo redazionale di circa 140 membri con una forte rappresentanza femminile (35-40%), l’obiettivo è trasformare l’innovazione in un beneficio tangibile per il percorso di cura del paziente.

In un’epoca caratterizzata da un sovraccarico informativo spesso privo di filtri, l’intervento di Luigi Ripamonti, responsabile di Corriere Salute, ha delineato una traiettoria chiara per il futuro dell’editoria scientifica. Secondo Ripamonti, il giornalismo non deve limitarsi a “tradurre” il linguaggio accademico, ma deve farsi garante di un metodo. Per Ripamonti, l’alleanza tra clinici e testate giornalistiche si gioca su tre fronti fondamentali. La Lotta alle Fake News: Il giornalista agisce come un “validatore” sociale. In un ecosistema digitale inquinato da pseudoscienza, l’autorevolezza della testata diventa lo scudo per proteggere la salute pubblica. La Scelta della Narrazione: Divulgare non significa banalizzare. La sfida è mantenere il rigore del dato scientifico pur adottando una narrazione capace di intercettare l’attenzione del lettore, trasformando la complessità in chiarezza. L’Etica dell’Incertezza: Un buon giornalismo scientifico ha il coraggio di ammettere i limiti della conoscenza. Ripamonti sottolinea l’importanza di comunicare non solo i successi, ma anche il processo della ricerca, fatto di dubbi e revisioni costanti. L’obiettivo finale dell’editoria moderna, conclude Ripamonti, è la creazione di un paziente consapevole. Solo attraverso un’informazione corretta, mediata da professionisti che rispettano le gerarchie delle evidenze scientifiche, è possibile favorire l’aderenza terapeutica e una reale cultura della prevenzione.

Il focus si è poi spostato sulla storia e l’identità della ricerca italiana con Giuseppe Di Pasquale, Editor del Giornale Italiano di Cardiologia (GIC). Di Pasquale ha ripercorso la storia luminosa della rivista, nata nel 1971 e diventata pilastro della cardiologia nazionale. Con un tasso di accettazione che varia dal 57% per i casi clinici al 98% per i documenti di consenso, il GIC continua a innovarsi con nuove rubriche dedicate all’imaging integrato e all’intelligenza artificiale, confermandosi punto di riferimento per la formazione del cardiologo moderno e testimone dell’evoluzione della disciplina in Italia.

Infine, Bianca Rocca, Editor-in-Chief di EHJ-Cardiovascular Pharmacotherapy, ha delineato la visione di un ecosistema editoriale basato su integrità e rigore metodologico. Con un Impact Factor di 6.1, la rivista si pone l’obiettivo di avanzare la conoscenza farmacologica attraverso la collaborazione internazionale e l’inclusione, garantendo che ogni scoperta, dai trial clinici alla farmacovigilanza, contribuisca direttamente al miglioramento della cura del paziente. L’incontro ha ribadito che la qualità della comunicazione e il rigore metodologico restano le chiavi per trasformare la ricerca in salute globale.

 

Raffaele Abete
Raffaele Abete

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cover image by (c) Pete Linforth