Un cardiologo dell’adulto che guarda il cuore di un neonato… Quando è normale?
La Dott.ssa Lilia Oreto introduce la prima sessione affermando che l’approccio cardiovascolare al neonato rappresenta una delle situazioni più complesse per il cardiologo dell’adulto.
La fisiologia circolatoria neonatale è profondamente diversa da quella dell’età adulta e molte condizioni considerate patologiche nel grande possono essere del tutto fisiologiche nei primi giorni di vita. L’interpretazione della clinica, dell’ecocardiogramma e della saturimetria richiede quindi la conoscenza della transizione cardio-respiratoria neonatale.
Prima della nascita le resistenze vascolari polmonari sono elevate e il flusso polmonare rappresenta solo una minima quota della gittata cardiaca fetale. Il ventricolo destro sostiene quindi un lavoro emodinamico maggiore rispetto al ventricolo sinistro. Dopo il parto, con l’espansione polmonare e la caduta delle resistenze polmonari, aumenta il ritorno venoso all’atrio sinistro, si innalzano le pressioni atriali sinistre e si inverte gradualmente lo shunt attraverso il forame ovale. Parallelamente il dotto arterioso tende alla chiusura funzionale nelle prime ore o giorni di vita.
In questo contesto, l’ecocardiogramma neonatale presenta caratteristiche specifiche. La proiezione sottocostale obliqua sinistra è spesso la più informativa, perché consente una visualizzazione completa dell’anatomia cardiaca dall’addome, sfruttando la limitata interposizione polmonare del neonato. Uno shunt sinistro-destro attraverso il forame ovale o il dotto arterioso può essere fisiologico anche per settimane o mesi. La vena cava inferiore è spesso sottile per la relativa disidratazione fisiologica e per l’elevato ematocrito neonatale.
Fondamentale è la valutazione del dotto arterioso. Il color Doppler permette di verificare la presenza di flusso, mentre il Doppler continuo ne definisce direzione e velocità. Uno shunt sinistro-destro indica normalmente una pressione polmonare inferiore a quella sistemica; uno shunt bidirezionale o destro-sinistro suggerisce invece ipertensione polmonare persistente del neonato o cardiopatia critica.
Anche la geometria ventricolare cambia rapidamente nei primi giorni. La prevalenza destra è fisiologica alla nascita: il ventricolo destro appare relativamente ipertrofico e il setto interventricolare può presentare lieve appiattimento o D-shape senza significato patologico. Nei primi giorni di vita una lieve ipertensione polmonare può essere normale, soprattutto in assenza di distress respiratorio o instabilità emodinamica. Per la funzione ventricolare destra, un TAPSE superiore a 8-9 mm è generalmente rassicurante.
L’imaging dell’arco aortico deve essere sistematico e comprendere arco, istmo, aorta discendente, vasi epiaortici e regione duttale. Le proiezioni off-axis sono particolarmente utili per identificare coartazione aortica o ipoplasia dell’istmo. Nei casi dubbi è necessario integrare Doppler continuo e z-score dimensionali, con follow-up precoce entro 1-2 settimane.
Prima consulenza: il Cardiologo di guardia con un “bambino blu” tra le mani… Che fare?
La Dott.ssa Raffaella Marzullo introduce la sua sessione ricordando che la cianosi neonatale rappresenta un segno clinico frequente e potenzialmente critico, interessando circa il 3–4% dei neonati. Essa costituisce spesso un’emergenza medica che richiede un rapido inquadramento diagnostico, poiché può essere espressione di patologie cardiache ed extracardiache, incluse condizioni respiratorie, neurologiche, metaboliche ed ematologiche. La comparsa della cianosi dipende non soltanto dalla saturazione arteriosa di ossigeno, ma anche dalla concentrazione totale di emoglobina, dalla quota di emoglobina fetale e da condizioni in grado di modificare la curva di dissociazione dell’emoglobina, come acidosi e febbre. Dal punto di vista fisiopatologico, la cianosi diventa clinicamente evidente quando sono presenti almeno 3 g/dL di emoglobina ridotta nel sangue arterioso; di conseguenza, un neonato anemico può risultare gravemente ipossiemico senza apparire cianotico.
È fondamentale distinguere la cianosi centrale dalla cianosi periferica. La cianosi centrale riflette una desaturazione arteriosa sistemica e coinvolge cute e mucose, in particolare regione peri-orale, labbra, lingua e mucosa orale. Nei primi minuti dopo la nascita un certo grado di desaturazione è fisiologico durante la transizione neonatale, con saturazioni che possono inizialmente attestarsi intorno al 60-65%; tuttavia, entro i primi 10 minuti di vita si attende generalmente il raggiungimento di valori superiori all’85–95%. La persistenza della cianosi oltre questa fase richiede sempre ulteriori approfondimenti. La cianosi periferica (o acrocianosi), invece, è frequente anche nel neonato sano ed è secondaria a vasocostrizione periferica e aumentata estrazione tissutale di ossigeno. In questi casi le mucose rimangono rosee e la saturazione arteriosa è normale. Le cause più comuni comprendono esposizione al freddo, stasi venosa, policitemia, sepsi e shock.
L’approccio diagnostico deve essere sistematico e orientato anzitutto a distinguere una causa respiratoria da una cardiologica. Un elemento clinico cruciale è la presenza o meno di distress respiratorio. Tachipnea associata a rientramenti toracici e gemito espiratorio suggerisce prevalentemente una patologia polmonare o uno scompenso cardiaco. Al contrario, la cosiddetta “cianosi silente”, caratterizzata da tachipnea in assenza di evidente aumento del lavoro respiratorio, è altamente suggestiva di cardiopatia congenita cianogena.
Tra gli strumenti diagnostici tradizionali mantiene un ruolo importante il test all’iperossia, che consiste nella somministrazione di ossigeno al 100% per 5–10 minuti. In presenza di patologia polmonare si osserva generalmente un incremento significativo della PaO2, spesso oltre 150 mmHg. Una risposta insufficiente, con PaO2 inferiore a 100 mmHg, orienta invece verso una cardiopatia congenita cianogena con shunt destro-sinistro oppure una severa ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN).
Particolare rilevanza assume la valutazione saturimetrica pre- e post-duttale, eseguita misurando la saturazione alla mano destra e a uno dei piedi. La presenza di cianosi differenziale, con saturazione più bassa agli arti inferiori rispetto al distretto superiore, suggerisce condizioni come ipertensione polmonare persistente oppure cardiopatie sistemiche dotto-dipendenti, tra cui coartazione aortica critica, interruzione dell’arco aortico e sindrome del cuore sinistro ipoplasico. La cosiddetta cianosi inversa, con desaturazione prevalente del distretto superiore rispetto agli arti inferiori, è invece tipica della trasposizione delle grandi arterie (TGA) associata a inversione del flusso attraverso il dotto arterioso o a interruzione dell’arco aortico.
Le cause di cianosi neonatale sono numerose e comprendono ostruzioni delle vie aeree superiori, patologie respiratorie parenchimali, alterazioni neurologiche e metaboliche, emoglobinopatie e cardiopatie congenite. Dal punto di vista cardiologico, le principali cardiopatie cianogene includono la tetralogia di Fallot, la trasposizione delle grandi arterie, la sindrome del cuore sinistro ipoplasico, l’atresia della tricuspide, l’anomalia di Ebstein e il ritorno venoso polmonare anomalo totale.
Le cardiopatie congenite cianogene possono essere classificate fisiopatologicamente in tre grandi gruppi. Il primo comprende le forme con ostruzione al flusso polmonare, come atresia polmonare, tetralogia di Fallot severa e atresia della tricuspide. Il secondo gruppo è rappresentato dalle circolazioni in parallelo, tipicamente la trasposizione delle grandi arterie. Il terzo comprende le lesioni con mixing completo del sangue sistemico e polmonare, come il ritorno venoso polmonare anomalo totale, il tronco arterioso comune e alcune forme di ventricolo sinistro ipoplasico.
La saturimetria pre- e post-duttale costituisce inoltre parte integrante dello screening neonatale universale per le cardiopatie congenite critiche, responsabili di circa il 25% di tutte le cardiopatie congenite. Una quota significativa di neonati può risultare inizialmente paucisintomatica o apparentemente asintomatica alla nascita. Lo screening viene generalmente eseguito tra le 24 e le 48 ore di vita, o comunque prima della dimissione. È considerato positivo in presenza di:
- SpO2 inferiore al 90% alla mano destra e/o al piede;
- SpO2 inferiore al 95% in entrambe le sedi in tre rilevazioni successive distanziate di un’ora,
- oppure differenza superiore al 3% tra distretto pre- e post-duttale in tre misurazioni consecutive.
In presenza di saturazioni inferiori al 90% è indicata una valutazione cardiologica urgente.
L’approccio diagnostico completo al neonato cianotico comprende osservazione clinica in ambiente ben illuminato, valutazione dei polsi periferici, misurazione della saturazione pre- e post-duttale, emogasanalisi arteriosa, radiografia del torace ed ecocardiogramma, che rappresenta l’esame definitivo per la definizione anatomica e funzionale della cardiopatia.
Un ruolo centrale è rivestito dalla trasposizione delle grandi arterie, una delle più frequenti emergenze cardiologiche neonatali. In questa condizione l’aorta origina dal ventricolo destro e l’arteria polmonare dal ventricolo sinistro, determinando due circolazioni parallele anziché in serie. La sopravvivenza dipende dalla presenza di adeguato mixing ematico attraverso forame ovale, dotto arterioso o difetto interventricolare. Clinicamente il neonato presenta una cianosi severa, precoce e scarsamente responsiva alla somministrazione di ossigeno. Il trattamento iniziale prevede l’infusione continua di prostaglandine E1 per mantenere la pervietà del dotto arterioso, monitorando attentamente possibili effetti collaterali quali apnea, ipotensione e febbre. Nei casi di mixing insufficiente per restrizione del forame ovale è indicata la settostomia atriale secondo Rashkind, eseguita mediante catetere a palloncino sotto guida ecografica. Il trattamento definitivo consiste nella correzione chirurgica mediante “arterial switch” secondo Jatene, generalmente effettuata entro le prime due settimane di vita.
Seconda consulenza: un neonato non cianotico ma irritabile, tachipnoico e che non si alimenta … e adesso?
Il Dott. Gabriele Egidy Essenza spiega che il cuore del neonato presenta caratteristiche biologiche e funzionali peculiari. Il miocardio neonatale è ancora immaturo e dipende fortemente dal calcio extracellulare per mantenere la contrattilità, poiché il reticolo sarcoplasmatico è poco sviluppato. Questo spiega perché farmaci come il verapamil siano controindicati nel neonato, per il rischio di grave depressione cardiaca.
Inoltre, il miocardio neonatale è poco compliante, cioè relativamente rigido, a causa della minore densità di miofibrille. Di conseguenza il cuore tollera male i sovraccarichi di volume e può sviluppare rapidamente congestione e insufficienza cardiaca.
La presentazione clinica dello scompenso cardiaco acuto nel neonato differisce nettamente da quella dell’adulto. I segni sono spesso poco specifici e legati soprattutto alla difficoltà del neonato a sostenere le normali attività metaboliche e respiratorie.
L’edema periferico, tipico dell’adulto, è raro. Uno dei segni più frequenti è la difficoltà all’alimentazione: il neonato interrompe frequentemente la poppata, appare affaticato e presenta sudorazione profusa della fronte, espressione dell’attivazione adrenergica compensatoria. Anche il distress respiratorio rappresenta un segno cardinale. La tachipnea, generalmente superiore a 60 atti al minuto, può associarsi a rientramenti intercostali.
Nello scompenso cardiaco la tachipnea è spesso inizialmente isolata e non accompagnata da rantoli polmonari, a differenza delle patologie respiratorie primitive.
L’epatomegalia rappresenta probabilmente il segno clinico più affidabile di congestione sistemica nel neonato con scompenso. Il fegato è frequentemente palpabile oltre 2–3 cm al di sotto dell’arcata costale. Nei casi più severi possono comparire segni di bassa gittata cardiaca, come estremità fredde, tempo di refill capillare superiore a 3 secondi e polsi femorali deboli o assenti, particolarmente suggestivi di coartazione aortica critica.
L’elettrocardiogramma deve essere interpretato tenendo conto della fisiologica dominanza destra del neonato. La tachicardia è quasi sempre presente. Una frequenza cardiaca fissa superiore a 220 battiti per minuto orienta verso una tachicardia parossistica sopraventricolare, mentre una frequenza elevata ma variabile è più suggestiva di tachicardia sinusale da stress emodinamico.
I segni di ipertrofia ventricolare devono essere valutati in rapporto all’età. Onde R alte in V1 e onde S profonde in V6 riflettono la predominanza ventricolare destra fisiologica, ma possono risultare patologiche se particolarmente accentuate. Segni di ipertrofia ventricolare sinistra, con onde R elevate nelle derivazioni precordiali sinistre associate a inversione dell’onda T, possono indicare sovraccarico pressorio, come nella stenosi aortica critica.
Particolare attenzione meritano i segni ischemici all’ECG, quali sottoslivellamento del tratto ST e/o onde Q patologiche nelle derivazioni laterali, che devono far sospettare condizioni severe come ALCAPA o ischemia miocardica da asfissia perinatale.
Lo studio ecocardiografico deve anzitutto escludere cardiopatie strutturali, ricercando ostruzioni sistemiche, come coartazione aortica e stenosi aortica critica, oppure ampi shunt sinistro-destro, come difetti interventricolari o dotto arterioso pervio. Dal punto di vista pratico, la domanda fondamentale davanti a un neonato con scompenso cardiaco acuto è se la circolazione sia dotto-dipendente. La presenza di shunt destro-sinistro attraverso il dotto arterioso o il sospetto di interruzione/coartazione dell’arco aortico richiedono l’avvio immediato dell’infusione di prostaglandine E1, che rappresentano il principale intervento salvavita in attesa della stabilizzazione e della correzione definitiva.
Il Dott. Essenza conclude la sua relazione ricordando che il ruolo del Cardiologo dell’adulto che si ritrova tra le mani un neonato con scompenso cardiaco acuto dev’essere quello di riconoscere l’urgenza, iniziare tempestivamente il trattamento volto alla stabilizzazione del quadro clinico e, quindi, trasferirlo verso un Centro competente dotato di cardiochirurgia pediatrica ed ECMO neonatale.
Terza consulenza, l’ultima ma non per importanza: un neonato con tachicardia a complessi stretti … come la tratti?
L’inquadramento delle aritmie neonatali rappresenta una sfida clinica rilevante in cardiologia pediatrica, come evidenziato dalla Dott.ssa Elena Bennati. È essenziale, in primo luogo, distinguere i valori fisiologici della frequenza cardiaca da quelli patologici: nel neonato la frequenza a riposo è generalmente compresa tra 100 e 180 bpm, ma può fisiologicamente aumentare fino a circa 220 bpm in condizioni di stress quali pianto, poppata o febbre.
Dal punto di vista epidemiologico, le tachicardie sopraventricolari (TSV) costituiscono la forma più frequente di aritmia neonatale, rappresentando circa il 75% dei casi. Seguono le extrasistoli con il 14% e la tachicardia sinusale con l’8%, mentre le tachicardie ventricolari risultano rare, attestandosi intorno all’1%. Sul piano elettrofisiologico, le TSV si distinguono principalmente in forme da rientro e forme da aumentato automatismo. Le forme da rientro, che rappresentano la maggioranza (73–86%), includono la tachicardia da rientro atrioventricolare, sia associata a sindrome di Wolff-Parkinson-White sia nelle forme occulte, e la tachicardia da rientro nodale. Tra queste, la tachicardia da rientro atrioventricolare è la più frequente nel primo anno di vita. Le forme da aumentato automatismo comprendono invece la tachicardia atriale ectopica e la tachicardia giunzionale ectopica, tipicamente caratterizzate da andamento incessante.
La presentazione clinica più comune delle tachiaritmie neonatali è lo scompenso cardiaco acuto, che deriva da un meccanismo fisiopatologico ben definito: l’eccessiva frequenza cardiaca determina accorciamento della diastole, con conseguente riduzione del riempimento ventricolare sinistro, diminuzione della gittata cardiaca e compromissione della perfusione coronarica. Clinicamente, è fondamentale riconoscere segni di allarme quali ridotta reattività e difficoltà nell’alimentazione, alterazioni del colorito cutaneo e del tempo di refill capillare, epatomegalia, distress respiratorio e riduzione della diuresi.
L’approccio terapeutico dipende in maniera determinante dalla stabilità emodinamica del neonato. Nei pazienti stabili, il primo intervento consiste nelle manovre vagali, tra cui il riflesso da immersione mediante applicazione di ghiaccio sul volto. In caso di inefficacia si procede con la somministrazione di adenosina, preferibilmente per via venosa ombelicale o antecubitale, senza diluizione e seguita da un flush di soluzione fisiologica. Il dosaggio iniziale è di 0,15 mg/Kg con possibilità di incremento fino a 0,3 mg/Kg. Oltre al valore terapeutico, l’adenosina ha un importante ruolo diagnostico grazie alla sua emivita inferiore a 10 secondi, consentendo di distinguere le aritmie nodo-dipendenti, che si interrompono con la somministrazione (come AVRT e AVNRT), da quelle nodo-indipendenti, nelle quali si osserva una riduzione della frequenza ventricolare che consente di evidenziare il meccanismo atriale sottostante, come nel flutter atriale o nelle tachicardie focali.
Nei pazienti instabili, soprattutto in presenza di scompenso severo, il trattamento di scelta è la cardioversione elettrica sincronizzata, con energia iniziale di 0,5–1 J/Kg, incrementabile fino a 4 J/Kg in caso di mancata efficacia.
Per la prevenzione delle recidive e la terapia di mantenimento, la scelta farmacologica dipende dalla funzione ventricolare sinistra: in presenza di funzione conservata trovano indicazione i beta-bloccanti e gli antiaritmici di classe IC, come flecainide e propafenone, mentre in caso di disfunzione ventricolare il farmaco di riferimento è l’amiodarone. Particolare attenzione richiede la tachicardia giunzionale ectopica, soprattutto nel contesto post-operatorio cardiochirurgico, e le forme incessanti, che espongono al rischio di tachicardiomiopatia e richiedono un approccio terapeutico tempestivo e aggressivo.
Infine, nell’ambito delle bradiaritmie, è fondamentale la diagnosi differenziale con il blocco atrioventricolare congenito su base immuno-mediata. L’integrazione con la genetica riveste un ruolo sempre più centrale nella stratificazione del rischio e nella gestione delle canalopatie ereditarie, come la sindrome del QT lungo, la sindrome di Brugada e la catecolaminergic polymorphic ventricular tachycardia (CPVT), che possono manifestarsi precocemente con aritmie ventricolari maligne già nei primi giorni di vita.
“Come evitare errori gravi”
La Dott.ssa Marianna Laurito chiude il Simposio ricordandoci dieci semplici regole da seguire per evitare di commettere errori grossolani.
- Il neonato è un “paziente di transizione”: la chiusura fisiologica di dotto arterioso e forame ovale può far emergere rapidamente cardiopatie congenite critiche.
- Le cardiopatie congenite sono il “grande simulatore”: cianosi, distress respiratorio e shock possono imitare sepsi o patologie polmonari.
- La domanda chiave davanti a un neonato instabile è se la circolazione sia dotto-dipendente o meno.
- Polsi femorali deboli o assenti, differenze saturimetriche pre/post-duttali e scarso incremento della PaO2 al test dell’iperossia sono importanti “red flags” cardiologiche.
- La saturimetria pre- e post-duttale rappresenta uno strumento semplice ma fondamentale nello screening delle cardiopatie congenite critiche.
- L’ecocardiogramma non deve limitarsi alla definizione anatomica, ma deve interpretare la fisiopatologia e l’emodinamica della transizione neonatale.
- Nelle cardiopatie con shunt sinistro-destro, l’ossigenoterapia indiscriminata può peggiorare lo scompenso aumentando il flusso polmonare.
- Le prostaglandine E1 sono il principale presidio salvavita nelle cardiopatie dotto-dipendenti e devono essere avviate precocemente anche al solo sospetto clinico.
- Nel neonato lo scompenso cardiaco si manifesta spesso con segni “muti”: difficoltà alimentare, tachipnea, sudorazione alla poppata ed epatomegalia.
Il ritardo diagnostico rappresenta uno dei principali determinanti di mortalità: il sospetto clinico precoce rimane lo strumento centrale.

Cover image by (c) Narcis Ciocan