INCONTRO CON L’ESPERTO
LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON INSUFFICIENZA TRICUSPIDALE: DIAGNOSI, FENOTIPIZZAZIONE E TERAPIA

di Davide De Nardo
Dalla diagnosi precoce alle nuove tecniche percutanee: un approccio multidisciplinare alla patologia tricuspidalica.

L’incontro con l’esperto dedicato alla gestione dell’insufficienza tricuspidalica, guidato dal Prof. Francesco Maisano, tra i maggiori esperti internazionali di cardiopatie strutturali, ha rappresentato una delle sessioni più pratiche e coinvolgenti del congresso. Attraverso casi clinici, simulatori di ecocardiografia transesofagea e modelli anatomici artificiali, la sessione ha affrontato in maniera completa il percorso del paziente con insufficienza tricuspidalica: dalla diagnosi precoce alla fenotipizzazione, fino alle moderne strategie terapeutiche.

Il Prof. Maisano ha innanzitutto sottolineato la complessità anatomica e funzionale della valvola tricuspide, una struttura a lungo considerata “la valvola dimenticata”, ma oggi riconosciuta come elemento centrale nella prognosi del paziente cardiologico fragile. Tre sono stati i concetti chiave attorno ai quali si è sviluppata l’intera lettura: la diagnosi precoce con attenzione alle “red flags”, il corretto timing dell’intervento invasivo e la gestione a lungo termine attraverso una terapia “disease modifier” e un follow-up multidisciplinare.
L’insufficienza tricuspidalica è stata descritta come una patologia complessa e sistemica, capace di coinvolgere progressivamente numerosi organi oltre il cuore. Particolarmente colpiti risultano il fegato, il rene e soprattutto l’intestino, spesso responsabile di sintomi iniziali sottovalutati come difficoltà digestive, astenia e ridotta tolleranza allo sforzo. La prevalenza della malattia aumenta significativamente nella popolazione anziana, soprattutto oltre i 75 anni, ed è associata a un importante incremento della mortalità a due anni. Secondo il relatore, uno degli aspetti fondamentali nella gestione di questi pazienti è rappresentato dalla corretta fenotipizzazione della patologia. L’insufficienza tricuspidalica deve infatti essere distinta in forme primitive e secondarie, queste ultime ulteriormente classificabili in precapillari o post-capillari. La valutazione multimodale mediante imaging avanzato rappresenta oggi lo strumento essenziale per definire il fenotipo della malattia e guidare la scelta terapeutica. È stato più volte ribadito come il timing dell’intervento rappresenti il vero punto cruciale nella gestione dell’insufficienza tricuspidalica. Intervenire tardivamente, quando il paziente presenta già uno scompenso avanzato delle sezioni destre e danno multiorgano, riduce drasticamente le possibilità terapeutiche. Dal punto di vista medico, la terapia diuretica rappresenta il primo approccio terapeutico e consente spesso un rapido miglioramento clinico. Tuttavia, il relatore ha sottolineato come l’incremento progressivo del fabbisogno diuretico, ad esempio con necessità di dosaggi elevati di furosemide, debba rappresentare un segnale d’allarme per iniziare a considerare precocemente il trattamento interventistico o chirurgico. Attraverso diversi casi clinici supportati da immagini ecocardiografiche transesofagee, il Prof. Maisano ha mostrato esempi di insufficienza tricuspidalica primaria e secondaria. Nelle forme primitive, soprattutto nei pazienti più giovani, sono frequenti lesioni traumatiche con rottura dei muscoli papillari o dei lembi valvolari, situazioni in cui il trattamento cardiochirurgico rappresenta ancora la scelta ottimale. Ampio spazio è stato dedicato anche all’anatomia funzionale del ventricolo destro e dell’apparato tricuspidalico. Il relatore ha evidenziato come il muscolo papillare anteriore, essendo strettamente collegato alla parete libera del ventricolo destro, sia particolarmente sensibile ai fenomeni di dilatazione ventricolare, favorendo rapidamente l’insorgenza dell’insufficienza tricuspidalica. Nelle forme secondarie severe, tipiche del paziente anziano e pluricomorbido, il trattamento percutaneo edge-to-edge con sistema TriClip rappresenta oggi una delle principali opzioni terapeutiche. Secondo le più recenti Linee Guida, questa procedura possiede una classe di indicazione IIa nei pazienti selezionati. Il trattamento ha dimostrato di ridurre significativamente i sintomi e le ospedalizzazioni, con miglioramento della qualità di vita e rimodellamento favorevole delle sezioni destre.

Il Prof. Maisano ha però precisato come il vero obiettivo del trattamento non sia necessariamente eliminare completamente l’insufficienza tricuspidalica, ma ridurla da severa a moderata, migliorando così il quadro emodinamico e clinico del paziente.

La procedura è stata descritta come estremamente sicura, con un’incidenza molto bassa di complicanze maggiori. Fondamentale, tuttavia, è la stretta collaborazione tra operatore interventista ed ecocardiografista, figura chiave durante tutta la procedura.
Attraverso simulatori avanzati, il relatore ha mostrato le diverse fasi dell’impianto della TriClip, sottolineando l’importanza di ottenere una perfetta coassialità del dispositivo rispetto alla valvola tricuspide e di monitorare attentamente il gradiente transvalvolare per evitare stenosi tricuspidalica significativa. Grande attenzione è stata dedicata anche al futuro delle terapie transcatetere, con riferimento ai nuovi sistemi di sostituzione valvolare tricuspide percutanea (TTVR). In particolare, il dispositivo EVOQUE, primo sistema TTVR con marchio CE, rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel trattamento dei pazienti non candidabili alla chirurgia tradizionale. Un altro tema centrale della lettura è stato il percorso globale del paziente. La gestione dell’insufficienza tricuspidalica richiede infatti una strategia multidisciplinare che coinvolga cardiologi clinici, imaging specialist, interventisti, cardiochirurghi e specialisti dello scompenso cardiaco.

Il relatore ha concluso sottolineando come il numero di opzioni terapeutiche si riduca progressivamente con l’avanzare della malattia, rendendo fondamentale l’identificazione precoce dei pazienti candidabili a trattamento. Anche dopo l’intervento percutaneo o chirurgico, il follow-up clinico rimane essenziale. La terapia diuretica, infatti, deve essere generalmente mantenuta per diversi mesi dopo la procedura, a conferma di come il trattamento dell’insufficienza tricuspidalica non si esaurisca con il gesto tecnico ma richieda una presa in carico continua e integrata del paziente.

 

Davide De Nardo