RISCHIO RESIDUO POST-PCI: LA RIVOLUZIONE DEI NUOVI FARMACI IPOLIPEMIZZANTI PER “SPEGNERE” L’ATEROSCLEROSI

di Gerardo Nigro
Dal Congresso ANMCO 2026 emergono proposte di strategie d’intervento precoce e nuove soluzioni farmacologiche per un controllo costante e duraturo del profilo lipidico nel paziente cardiovascolare. L’impiego di inclisiran e la creazione di ambulatori multidisciplinari dedicati come strategie vincenti per abbattere i livelli di colesterolo LDL e garantire l’aderenza terapeutica a lungo termine.

Nella seconda giornata del Congresso Nazionale ANMCO 2026 è stata allestita la tavola rotonda dal titolo “Rischio residuo post-PCI: il controllo del colesterolo nell’era dei siRNA”.
La discussione è partita ribadendo un concetto di cardinale importanza: oggi il cardiologo deve avere essere ben consapevole del rischio cardiovascolare del singolo paziente, per poterne cambiare la traiettoria di salute, ritardando e abbassando il rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Le linee guida della Società Europee di Cardiologia e le relative tabelle di rischio consentono una adeguata conoscenza di suddetto rischio e hanno messo in crisi la tradizionale dicotomia tra prevenzione primaria e secondaria. Il rischio cardiovascolare, infatti, è da considerarsi come un continuum, cioé una scala di grigi che va dai pazienti con comorbidità e fattori di rischio, ai pazienti post-infarto, passando per i pazienti affetti da aterosclerosi subclinica.
Durante la discussione è stata ribadita l’importanza di intercettare precocemente il paziente nella sua storia clinica, attraverso la sensibilizzazione della popolazione, gli screening e delle visite preventive accurate. Questo perché la storia dell’aterosclerosi inizia presto, già nelle prime decadi di vita. L’aterosclerosi ha una progressione imprevedibile, paragonabile ad una catena vulcanica che alterna fasi di attività a fasi di quiescenza.
L’obiettivo del cardiologo deve essere spegnere l’attività delle placche aterosclerotica e stabilizzare e rallentare l’evoluzione delle stesse. In primis, è necessario trattare l’ischemia, cioè le lesioni culprit, anche con l’ausilio delle moderne tecniche di cardiologia interventistica; poi però non bisogna dimenticare il resto dell’albero coronarico, l’aterosclerosi non – culprit, ed avviare fin da subito una terapia farmacologica ottimizzata. La terapia ipolipemizzante è da sempre uno dei cardini della prevenzione cardiovascolare. Ottimizzare la terapia lipidica vuol dire garantire il raggiungimento del target: al di là del dato numerico, ciò comporta ridurre il rischio che il paziente abbia un primo evento o una ricorrenza di eventi.
Una moderna terapia lipidica deve essere precoce, aggressiva e a lungo termine. Questi obiettivi oggi sono raggiungibili grazie all’ausilio dei nuovi farmaci, come inclisiran. I trial condotti con inclisiran (dagli studi ORION al V-DIFFERENCE) hanno infatti dimostrato che questo farmaco è in grado di ridurre significativamente i livelli di colesterolo LDL, di ridurli in maniera rapida a partire dalla sua prima somministrazione e di mantenere i livelli di colesterolo LDL al di sotto dei target terapeutici a lungo termine. Anche i dati del mondo reale confermano tali risultati. Se da un lato l’armamentario a disposizione del cardiologo è efficace, dall’altro per ottenere i risultati di cui sopra, è importante aumentare l’aderenza del paziente alla terapia. A tal fine, è fondamentale educare i pazienti, sensibilizzarli e motivarli a proseguire una terapia i cui benefici possono essere spesso difficili da percepire. Per questo dall’altro lato bisogna rimuovere gli ostacoli organizzativi che possono limitare l’accessibilità al farmaco. A proposito di quest’ultimo obiettivo, durante la discussione è emersa una proposta (mutuata dal mondo reale) di creazione di ambulatori multidisciplinari dedicati ai pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato, comprensivi di figure professionali come cardiologi, diabetologi, dietisti, farmacisti e infermieri; con liste dedicate e autogestite in base al timing previsto per la somministrazione della terapia al paziente. Ciò consente di aumentare l’aderenza terapeutica (i dati mostrano una percentuale irrisoria di pazienti persi al follow – up). Inoltre, il contatto regolare tra paziente e professionisti sanitari rappresenta un rinforzo positivo per il mantenimento della terapia, offre la possibilità di un continuo adeguamento della terapia, permette di rendere i pazienti più consapevoli della loro condizione clinica e degli obiettivi da raggiungere e, nel caso dei farmaci iniettivi (come inclisiran), garantisce una somministrazione tecnicamente corretta della molecola. Tutto ciò migliora gli outcome a fronte di un carico assistenziale supplementare trascurabile per il personale sanitario e un utilizzo di risorse poco dispendioso.
Nel corso della discussione è emerso poi un possibile ruolo della telemedicina nel follow-up di questo tipo di pazienti. In conclusione, la tavola rotonda ha tracciato una rotta chiara per il futuro della cardiologia preventiva: non è più sufficiente trattare l’emergenza in Sala di Emodinamica. La vera sfida si gioca sulla capacità di modificare la traiettoria di salute del paziente attraverso l’aggiunta di una terapia lipidica precoce, aggressiva e costante. L’introduzione di nuove soluzioni farmacologiche come inclisiran, supportata da modelli organizzativi innovativi, quali gli ambulatori multidisciplinari e la telemedicina, permette di trasformare il concetto di “rischio residuo” da un’incognita inevitabile a un fattore controllabile, garantendo al paziente una protezione efficace e duratura nel tempo.

Gerardo Nigro
Gerardo Nigro