SEMAGLUTIDE 2.4 MG: L’ANTIATEROSCLEROTICO SISTEMICO CHE CAMBIA IL DECORSO DEL PAZIENTE CARDIOMETABOLICO

di Giulio Balestrieri
Dalla gestione del peso alla stabilità della placca aterosclerotica: la nuova era della protezione cardio-renale nel paziente cronico. Un’analisi integrata dei trial SELECT, SOUL e FLOW e dei dati dai registri nazionali ANMCO: perché il cardiologo deve guidare la terapia con GLP-1 RA per ridurre i MACE e proteggere la funzione renale.

L’edizione 2026 del Congresso Nazionale ANMCO segna un passaggio importante: l’accettazione definitiva dell’obesità non più come semplice “fattore di rischio”, ma come patologia cronica, progressiva e recidivante. Le relazioni del Prof. Leonardo De Luca (Pavia) e del Dott. Fabrizio Giovanni Oliva (Milano) hanno tracciato un percorso comune che vede nella molecola di semaglutide 2.4 mg il perno di un’evoluzione terapeutica. Il messaggio è chiaro: siamo di fronte a un farmaco primariamente antiaterosclerotico, i cui benefici clinici superano ampiamente il pur significativo calo ponderale.

L’emergenza epidemiologica nei registri italiani

Il Prof. De Luca ha aperto il dibattito analizzando i dati dei registri nazionali. Se a livello globale si prevede che oltre un miliardo di persone sarà obeso entro il 2030, la realtà italiana nelle Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) è già allarmante. Confrontando i dati dei quinquenni nei registri ANMCO (da Blitz-4 a EYESHOT-2), si osserva un aumento costante dell’indice di massa corporea (BMI) nei pazienti con sindrome coronarica acuta. Oggi, circa il 30% dei pazienti che afferiscono alle nostre cardiologie è affetto da diabete di tipo 2 (T2D) e una percentuale ancora maggiore presenta eccesso di peso. Il Dott. Oliva ha rafforzato questo punto sottolineando che 9 pazienti diabetici su 10 con malattia cardiovascolare hanno una base aterosclerotica (ASCVD), rendendo la protezione vascolare la priorità assoluta.

Meccanismo d’azione: oltre la bilancia

Il cuore della discussione si è spostato sui meccanismi pleiotropici dei GLP-1 RA. Semaglutide 2.4 mg agisce attraverso l’attivazione diretta di recettori specifici che riducono l’infiammazione sistemica (riduzione di PCR, IL-6 e TNF-α) e migliorano la funzione endoteliale. Un punto tecnico cruciale emerso è la differenza tra le molecole: mentre altri farmaci (come tirzepatide) agiscono anche sui recettori GIP garantendo un calo di peso talvolta superiore, semaglutide mantiene una selettività e una potenza d’azione sul recettore GLP-1 che si traduce in una protezione vascolare superiore e più precoce. Come dimostrato dai modelli preclinici, semaglutide riduce direttamente l’accumulo lipidico nelle pareti arteriose e stabilizza le placche esistenti, aumentando il contenuto di collagene e riducendo l’espressione delle metalloproteinasi.

Le pietre miliari: SELECT, STEER e SCORE

Il trial SELECT rimane il punto di riferimento: una riduzione del 20% dei MACE in pazienti sovrappeso o obesi senza diabete. Ma il dato che ha generato più dibattito è la precocità del beneficio: le curve degli eventi iniziano a divergere molto prima che la perdita di peso diventi clinicamente rilevante. Questo “effetto memoria” vascolare suggerisce che il farmaco intervenga direttamente sui processi infiammatori acuti. I risultati del trial STEER (presentati come novità 2026) hanno confermato questa visione: nel confronto diretto, semaglutide 2.4 mg ha mostrato una superiorità nella riduzione di infarto, stroke e rivascolarizzazioni rispetto ai competitor, nonostante un calo ponderale meno marcato. Infine, lo studio SCORE ha esteso queste evidenze alla prevenzione primaria in pazienti ad alto rischio, confermando che l’intervento tempestivo può prevenire il primo evento fatale.

La protezione renale e il trial FLOW

Il Dott. Oliva ha dedicato un’ampia sezione alla “protezione cardio-renale”. Il paziente cardiometabolico è spesso un paziente nefropatico latente. Il trial FLOW ha dimostrato che semaglutide riduce del 24% il rischio di endpoint composito renale (insufficienza renale terminale o riduzione persistente dell’eGFR). La protezione del rene non è un beneficio secondario: la riduzione della progressione della CKD si traduce direttamente in una minore mortalità cardiovascolare (-29% nello studio FLOW). Questi dati sono corroborati dal trial SOUL sulla formulazione orale di semaglutide, che ha mostrato una riduzione del 14% dei MACE anche in pazienti già trattati con SGLT2i, dimostrando un effetto complementare e sinergico tra le due classi di farmaci.

Applicabilità clinica: chi sono i pazienti eleggibili?

Attraverso un’analisi dei registri START e BRING-UP, il Dott. Oliva ha mostrato una diapositiva illuminante: applicando i criteri dei trial SELECT e SOUL alla popolazione reale delle cardiologie italiane, oltre il 58% dei pazienti risulterebbe eleggibile al trattamento con semaglutide. Si tratta di una platea immensa di soggetti che oggi non ricevono una protezione adeguata.

Conclusioni: un farmaco per il cardiologo

La sintesi finale delle due letture è un appello alla categoria: i GLP-1 RA, e in particolare semaglutide al dosaggio di 2.4 mg, devono entrare stabilmente nella “cassetta degli attrezzi” del cardiologo, non meno dei beta-bloccanti o delle statine. La capacità di questa molecola di ridurre l’infiammazione di placca, proteggere il microcircolo renale e, solo secondariamente, gestire il peso, la qualifica come un presidio antiaterosclerotico sistemico. Nel 2026, l’obiettivo non è più solo “mettere a dieta” il paziente, ma metterlo in sicurezza vascolare.

 

Giulio Balestrieri ANMCO
Giulio Balestrieri