MAIN SESSION
LA MODERNA CARDIOLOGIA PREVENTIVA: PERSONALIZZAZIONE DELLE CURE E NUOVI TARGET

di Davide De Nardo
Dalla genetica ai nuovi farmaci metabolici: la prevenzione cardiovascolare evolve verso una medicina sempre più personalizzata.

Nel corso della Main Session dedicata alla prevenzione cardiovascolare moderna, moderata dal Dott. F Ottani e dal Dott. Mario Chiatto con grande personalità ed esperienza, si è discusso dell’evoluzione della cardiologia preventiva verso modelli sempre più personalizzati, integrando fattori genetici, biomarcatori innovativi, imaging avanzato e nuove strategie farmacologiche. Le quattro relazioni hanno affrontato i principali temi emergenti della prevenzione cardiovascolare contemporanea, sottolineando come la gestione del rischio non possa più limitarsi ai tradizionali fattori cardiovascolari.

Ad aprire i lavori è stato il Dott. A.F. Amico con una relazione dedicata ai fattori di rischio non tradizionali e al ruolo del Polygenic Risk Score nella prevenzione primaria. Partendo dai vantaggi e dai limiti dello SCORE2, il relatore ha evidenziato come gli strumenti di stratificazione tradizionali abbiano certamente contribuito alla riduzione della mortalità cardiovascolare globale, ma risultino spesso insufficienti nella valutazione del rischio del singolo paziente. Particolare attenzione è stata rivolta ai pazienti che sviluppano infarto miocardico pur in assenza dei classici fattori di rischio cardiovascolare. Da qui nasce la necessità di ampliare il concetto di rischio attraverso il cosiddetto “Exposome”, che include fattori ambientali, disturbi alimentari e infezioni trasmissibili. In questo scenario assume crescente importanza l’approccio genetico, basato sull’analisi dei polimorfismi SNPs, che permette di identificare predisposizioni individuali alla malattia cardiovascolare e differenti risposte ai trattamenti farmacologici.

Il Polygenic Risk Score è stato presentato come uno strumento particolarmente utile nei pazienti a rischio cardiovascolare intermedio, nei quali può rappresentare l’elemento decisivo per riclassificare il rischio verso categorie più elevate o più basse. Il relatore ha inoltre affrontato il tema del metaboloma, costituito da piccole molecole coinvolte nei processi metabolici e infiammatori. Alcuni metaboliti, come la L-arginina, rappresentano veri e propri marker di danno endoteliale e consentono di caratterizzare entità e tipologia del danno vascolare attraverso metodiche avanzate come risonanza magnetica e spettroscopia. Sono stati infine presentati i risultati di recenti studi che integrano biomarcatori clinici, metaboloma e Polygenic Risk Score nella valutazione del rischio cardiovascolare, dimostrando un significativo miglioramento nella classificazione e riclassificazione prognostica dei pazienti. Il messaggio conclusivo è stato chiaro: ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare devono oggi essere affiancati nuovi strumenti biologici e genetici per ottenere una prevenzione realmente personalizzata.

La seconda relazione, affidata al Dott. C. Bilato, ha affrontato il tema del controllo del peso corporeo e delle nuove opzioni farmacologiche nel trattamento dell’obesità. Il relatore ha ricordato come sovrappeso e obesità rappresentino ormai una vera pandemia globale, strettamente associata a dislipidemia, diabete mellito, sindrome metabolica e infiammazione cronica sistemica. L’obesità è stata descritta non solo come un eccesso ponderale, ma come una patologia sistemica in grado di determinare importanti complicanze cardiovascolari e metaboliche. In questo contesto, i farmaci agonisti del recettore GLP-1 hanno rappresentato una svolta terapeutica fondamentale. Sono stati discussi i principali studi clinici su semaglutide e tirzepatide. Le metanalisi disponibili mostrano riduzioni del peso corporeo fino al 15% con semaglutide e fino al 20% con tirzepatide. I trial STEP-1 e SURMOUNT-1 hanno confermato l’efficacia di queste molecole nel controllo ponderale, mentre lo studio SURMOUNT-5 ha confrontato direttamente tirzepatide e semaglutide. Tuttavia, il focus della relazione si è concentrato soprattutto sulla riduzione del rischio cardiovascolare. Lo studio SELECT ha infatti dimostrato come la semaglutide sia in grado di ridurre significativamente gli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti sovrappeso o obesi ad alto rischio cardiovascolare, indipendentemente dalla sola perdita di peso. Il relatore ha sottolineato come oggi la terapia dell’obesità debba necessariamente partire dalla modifica dello stile di vita, integrando però precocemente strategie farmacologiche efficaci e personalizzate nei pazienti ad elevato rischio cardiometabolico.

Il Dott. C. Riccio ha successivamente affrontato il tema del colesterolo LDL e del rischio cardiovascolare residuo dopo raggiungimento del target terapeutico. Nonostante le moderne terapie ipolipemizzanti abbiano drasticamente ridotto il rischio cardiovascolare, permane infatti una quota significativa di rischio residuo, stimata intorno al 65-70% anche nei pazienti trattati in modo ottimale. Secondo il relatore, questo rischio è legato a fattori ancora parzialmente sconosciuti, tra cui predisposizione genetica, processi infiammatori e alterazioni lipidiche non direttamente correlate al colesterolo LDL. Particolare attenzione è stata dedicata alla lipoproteina(a), riconosciuta oggi come fattore di rischio cardiovascolare indipendente, con proprietà aterogene e protrombotiche. È stato sottolineato come le statine abbiano scarso effetto sulla riduzione della Lp(a), mentre farmaci come PCSK9-inibitori e Inclisiran siano in grado di ridurne significativamente i livelli. Grande interesse hanno suscitato le nuove terapie in sviluppo, come pelacarsen e olpasiran, attualmente oggetto di importanti studi clinici internazionali. Il relatore ha inoltre discusso il ruolo prognostico dei trigliceridi, oggi considerati un importante target terapeutico. Valori elevati si associano infatti a infiammazione, trombosi e disfunzione endoteliale, contribuendo in maniera significativa alla progressione dell’aterosclerosi. Dopo aver ricordato i limiti dei fibrati nella riduzione del rischio cardiovascolare, è stato approfondito il ruolo degli omega-3 e dell’icosapent etile. Lo studio REDUCE-IT ha dimostrato una riduzione del 25% degli endpoint cardiovascolari maggiori nei pazienti trattati, indipendentemente dalla sola riduzione dei trigliceridi, grazie anche agli effetti antinfiammatori e di stabilizzazione di placca.

A chiudere la sessione è stato il Prof. F. Colivicchi con una relazione dedicata all’aterosclerosi subclinica e ai nuovi target terapeutici finalizzati ad anticipare la malattia cardiovascolare conclamata. L’aterosclerosi subclinica è stata definita come la presenza di ateromasia in uno o più distretti vascolari in assenza di manifestazioni cliniche. L’identificazione precoce di queste lesioni rappresenta oggi una delle principali opportunità per modificare la storia naturale della malattia cardiovascolare. Dal punto di vista diagnostico, il relatore ha evidenziato il ruolo centrale dell’imaging cardiovascolare, dall’ecografia vascolare fino all’angio-TC coronarica, strumenti che permettono non solo di identificare la presenza di placca, ma anche di caratterizzarne la vulnerabilità e il contenuto lipidico. Particolare attenzione è stata dedicata al calcium score coronarico, utile per quantificare il danno aterosclerotico e stratificare il rischio cardiovascolare. Valori superiori a 100 rappresentano un importante indicatore prognostico e identificano pazienti nei quali è necessario intensificare il trattamento farmacologico. L’angio-TC coronarica è stata indicata come metodica sempre più centrale nella stratificazione del rischio, consentendo una valutazione dettagliata sia della stenosi sia delle caratteristiche qualitative della placca aterosclerotica. Il relatore ha inoltre sottolineato come il coinvolgimento multivascolare e l’elevato burden aterosclerotico carotideo si associno a prognosi peggiore e a maggiore rischio di eventi cardiovascolari. Infine, è stato discusso il ruolo della terapia preventiva nei pazienti con aterosclerosi subclinica, con particolare attenzione alla riduzione intensiva del colesterolo LDL e all’impiego degli antiaggreganti nei soggetti selezionati. Studi come MESA e ARIC suggeriscono infatti un possibile beneficio dell’utilizzo della cardioaspirina in prevenzione primaria nei pazienti con elevato rischio aterosclerotico documentato.

Molto partecipata anche la discussione finale sui temi affrontati durante la sessione, animata in particolare dagli interventi del moderatore, il Dott. Mario Chiatto, che ha posto l’attenzione sul ruolo dello spessore medio-intimale carotideo valutato mediante ecografia dei tronchi sovra-aortici come possibile marker precoce di rischio cardiovascolare. Il dibattito si è concentrato soprattutto sull’opportunità di utilizzare questa metodica come strumento di screening nei pazienti più giovani, al fine di identificare precocemente i soggetti a maggior rischio e intervenire tempestivamente con strategie preventive mirate. La sessione ha evidenziato come la moderna prevenzione cardiovascolare stia evolvendo verso una medicina sempre più precisa e personalizzata, capace di integrare genetica, metabolomica, imaging avanzato e nuove terapie farmacologiche nella gestione globale del rischio cardiovascolare.

 

Davide De Nardo