DALLA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE ALLE NUOVE STRATEGIE INTERVENTISTICHE: UN CONFRONTO MULTIDISCIPLINARE SULLE PRINCIPALI INNOVAZIONI DELLA CARDIOLOGIA CLINICA

di Davide De Nardo
Dalla prevenzione cardiovascolare alle nuove strategie interventistiche: un confronto multidisciplinare sulle principali innovazioni della cardiologia clinica.

Nel corso dell’ANMCO Master dedicato agli aggiornamenti in cardiologia clinica, numerosi esperti si sono confrontati sui temi più attuali della pratica cardiologica, dalle nuove prospettive nella prevenzione cardiovascolare fino alle innovazioni terapeutiche nello scompenso, nelle aritmie e nelle valvulopatie. Il congresso, articolato in due sessioni, è stato moderato nella prima parte dal Dott. G. Di Tano e dal Dott. A. Kol, mentre la seconda sessione è stata coordinata dal Dott. L. Fiocca e dal Dott. G. Imperoli.

Ad aprire i lavori è stato il Dott. A. Zulin con una relazione dedicata alla prevenzione cardiovascolare. Partendo dalle Linee Guida ESC 2021 e dagli score SCORE1 e SCORE2, il relatore ha sottolineato come le più recenti evidenze scientifiche abbiano già superato alcuni paradigmi tradizionali. Ampio spazio è stato dedicato alle nuove prospettive nella gestione delle dislipidemie, con riferimento agli aggiornamenti attesi per il 2025 e alla necessità di ridefinire il concetto di “rischio estremo”. Il focus si è spostato sull’importanza dell’esposizione cumulativa al colesterolo LDL nel corso della vita e sul concetto di “anni di esposizione” della placca aterosclerotica. In questo contesto, è stata ribadita l’importanza di strategie terapeutiche sempre più personalizzate e aggressive nei pazienti ad alto rischio. I dati del trial ez-PAVE hanno mostrato come il raggiungimento di valori di LDL inferiori a 55 mg/dl si associ a una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori a tre anni.Particolare attenzione è stata posta anche al tema del rischio residuo, che persiste nonostante il controllo ottimale del colesterolo LDL. Il relatore ha evidenziato il ruolo dell’infiammazione, dei trigliceridi e della lipoproteina(a) come elementi determinanti nella progressione della malattia aterosclerotica. Il messaggio conclusivo è stato quello di superare una valutazione esclusivamente basata sulla stenosi angiografica, focalizzandosi invece sulla vulnerabilità della placca e sul rischio di rottura anche in presenza di lesioni apparentemente non significative.

La seconda relazione, affidata al Dott. R. Ceravolo, ha affrontato il tema della cardiopatia ischemica cronica e dell’angina refrattaria. Dopo aver richiamato le nuove Linee Guida ESC 2024, il relatore ha evidenziato come il paradigma terapeutico stia progressivamente cambiando: non più soltanto trattamento della stenosi coronarica, ma gestione globale del dolore ischemico e dei meccanismi fisiopatologici sottostanti. L’angina refrattaria, oggi ridefinita includendo anche le forme di INOCA e ANOCA, rappresenta una condizione caratterizzata da bassa mortalità ma elevata morbilità e importante impatto sulla qualità di vita.Sono stati discussi i principali meccanismi coinvolti, tra cui disfunzione endoteliale, alterazioni del microcircolo e modulazione neurale del dolore. Ampio spazio è stato dedicato alle nuove strategie terapeutiche, come il dispositivo Reducer, la contropulsazione esterna EECP, la medicina rigenerativa e la spinal cord stimulation. In particolare, i dati del trial COSIRA hanno mostrato elevati tassi di risposta clinica nei pazienti sottoposti a impianto del Reducer. Il relatore ha concluso sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare che vada “oltre l’angiografia”, ponendo al centro il paziente e i suoi sintomi.

La Dott.ssa G.M. Francese ha successivamente affrontato il complesso percorso diagnostico-terapeutico del paziente con sincope in Pronto Soccorso. La sincope rappresenta infatti l’1-3% degli accessi in PS e determina ancora oggi un elevato numero di ricoveri spesso inappropriati. Obiettivo fondamentale, secondo le Linee Guida ESC 2018, è la corretta stratificazione del rischio per identificare i pazienti ad alto rischio riducendo al contempo i ricoveri inutili.Il relatore ha ribadito come i quattro pilastri della valutazione iniziale siano rappresentati da anamnesi mirata, esame obiettivo, ECG e misurazione della pressione arteriosa in clinostatismo e ortostatismo. Particolare attenzione è stata posta agli score prognostici, come OESIL ed EGSYS, utili nella stratificazione del rischio cardiovascolare. È stato quindi illustrato il modello gestionale basato sui percorsi “verde, giallo e rosso”, che consente di distinguere i pazienti candidabili alla dimissione da quelli che necessitano di osservazione breve o ricovero. Centrale anche il ruolo delle Syncope Unit, in grado di ridurre significativamente ricoveri inappropriati e tempi di degenza, avvicinandosi all’obiettivo di una “Zero Admission”.

A chiudere la prima sessione è stato il Dott. A. Bernardini con una relazione dedicata alle aritmie sopraventricolari e alle indicazioni all’invio del paziente all’elettrofisiologo. Nelle tachicardie parossistiche sopraventricolari nodali, l’ablazione transcatetere rappresenta oggi la terapia di prima linea grazie a percentuali di successo superiori al 95% e a un rischio di complicanze estremamente ridotto. Ampio spazio è stato dedicato anche alla sindrome di Wolff-Parkinson-White e alla gestione della preeccitazione, distinguendo le forme sintomatiche da quelle asintomatiche. In queste ultime, il relatore ha sottolineato l’importanza della stratificazione del rischio mediante ECG Holter e test ergometrico, con particolare attenzione ai pazienti sportivi o con professioni ad alto rischio.Per quanto riguarda il flutter atriale e la fibrillazione atriale, le nuove Linee Guida 2024 indicano sempre più chiaramente l’ablazione come strategia terapeutica precoce, soprattutto nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica sintomatica. È stato tuttavia ricordato che l’ablazione non comporta necessariamente la sospensione della terapia anticoagulante, che deve essere valutata in base al rischio tromboembolico globale del paziente.

La seconda sessione congressuale si è aperta con la relazione del Dott. V. Casamassima dedicata all’ipertensione arteriosa resistente. Dopo aver ricordato come solo una minoranza dei pazienti ipertesi raggiunga un adeguato controllo pressorio, il relatore ha definito l’ipertensione resistente come la persistenza di valori pressori elevati nonostante terapia ottimizzata con tre farmaci antipertensivi, comprendenti ACE-inibitore o sartano, calcio-antagonista e diuretico.Tra le principali cause di pseudo-resistenza sono state ricordate la scarsa aderenza terapeutica, l’effetto “camice bianco”, gli errori di misurazione e l’inerzia terapeutica. Fondamentale anche l’esclusione delle forme secondarie di ipertensione, presenti in una quota significativa di pazienti.Particolare interesse ha suscitato la discussione sulla denervazione renale, oggi supportata da nuove evidenze cliniche e non più considerata una procedura priva di indicazioni. I dati dello studio SPYRAL HTN hanno infatti mostrato riduzioni pressorie significative e durature nel tempo, con una diminuzione delle crisi ipertensive e un profilo di sicurezza favorevole.

Il Dott. A. Di Lenarda ha quindi affrontato il tema della gestione territoriale del paziente con scompenso cardiaco, sottolineando l’importanza di un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio. Centrale il ruolo del medico di medicina generale e delle Case di Comunità, con percorsi condivisi che comprendano monitoraggio clinico, teleconsulto cardiologico e presa in carico multidisciplinare.La telemedicina è stata indicata come uno degli strumenti chiave per migliorare l’accessibilità alle cure, garantire continuità assistenziale e ridurre gli accessi ospedalieri, favorendo una gestione più personalizzata e proattiva del paziente cronico.

La Dott.ssa F. Sani ha poi discusso il tema dell’insufficienza mitralica secondaria, evidenziando come la scelta terapeutica debba essere sempre più personalizzata sulla base del fenotipo clinico e anatomico del paziente. È stata illustrata la distinzione tra insufficienza mitralica secondaria atriale e ventricolare, con differenti meccanismi fisiopatologici e implicazioni prognostiche.Il percorso diagnostico si basa su un approccio multimodale che comprende ecocardiografia transtoracica e transesofagea, risonanza magnetica cardiaca e valutazione funzionale globale. Per le forme atriali, spesso associate a fibrillazione atriale e scompenso a frazione di eiezione preservata, il ripristino del ritmo sinusale rappresenta un obiettivo terapeutico fondamentale.Nelle forme ventricolari, invece, è stata sottolineata l’importanza della terapia medica ottimizzata, della resincronizzazione cardiaca e delle tecniche di riparazione percutanea edge-to-edge nei pazienti selezionati. I risultati dei grandi trial internazionali hanno confermato la riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità nei pazienti appropriati trattati con approccio percutaneo.

A concludere la sessione è stato il Dott. M. Ferlini con una relazione dedicata alla stenosi aortica severa e al timing ottimale dell’intervento. Il relatore ha evidenziato come la comparsa dei sintomi rappresenti ancora oggi un momento cruciale nella storia naturale della malattia, associato a un netto peggioramento prognostico.Grande attenzione è stata posta alla gestione dei pazienti asintomatici e alla necessità di identificare precocemente i soggetti a maggior rischio di eventi. Tra gli elementi da considerare figurano la velocità di picco transvalvolare, il BNP e i segni di danno miocardico subclinico. I dati dei più recenti trial sull’“early treatment”, tra cui AVATAR ed EARLY TAVR, suggeriscono come un trattamento più precoce possa ridurre eventi cardiovascolari e ospedalizzazioni nei pazienti selezionati. È stato inoltre discusso il ruolo della TAVI nella stenosi aortica moderata, tema ancora oggetto di studio, e l’utilità di strumenti prognostici come lo score SPARK per definire un follow-up più stretto.

Il congresso ha offerto una panoramica ampia e aggiornata sulle principali innovazioni della cardiologia clinica contemporanea, confermando l’importanza di un approccio multidisciplinare, personalizzato e sempre più orientato alla prevenzione precoce e alla gestione integrata del paziente cardiovascolare.

Davide De Nardo