UNA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE INTEGRATA E PERSONALIZZATA: LA VERA TERAPIA DEL FUTURO

di Gerardo Nigro
Dal Congresso ANMCO 2026 emerge una visione integrata della prevenzione cardiovascolare: attività fisica, stop al fumo, controllo del peso, della pressione, gestione cardio-nefro-metabolica e nuove terapie per ridurre eventi e mortalità; gli esperti riuniti a Rimini ribadiscono il valore di una prevenzione personalizzata e multidisciplinare, per intercettare precocemente il rischio cardiovascolare e modificare la storia della malattia.

Il Congresso ANMCO 2026 in corso a Rimini ha riportato con forza l’attenzione su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: la prevenzione cardiovascolare resta il principale determinante della salute e della sopravvivenza della popolazione. Le malattie cardiovascolari continuano infatti a rappresentare la prima causa di morte nei Paesi occidentali. Tuttavia, una quota rilevante di eventi cardiaci maggiori potrebbe essere evitata intervenendo precocemente sui fattori di rischio modificabili e con una gestione integrata delle comorbidità del paziente. La prima relazione della sessione relativa alla prevenzione cardiovascolare ha ribadito che l’esercizio fisico aerobico rappresenta ancora oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare globale. Il cardiologo ha quindi il compito di prescrivere un’attività fisica adeguata e personalizzata al paziente al fine di ottenere una significativa riduzione del rischio di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare. Alla stessa maniera, l’abbandono – e non la sola riduzione – dell’abitudine tabagica rimane uno degli interventi più potenti in termini di prevenzione primaria e secondaria. Il tabacco accelera l’aterosclerosi, aumenta lo stato infiammatorio sistemico e favorisce trombosi e instabilità di placca. La lotta al tabagismo richiede oggi un approccio che comprenda: un adeguato couseling con il paziente, terapie cognitivo-comportamentali e terapie farmacologiche quando necessarie. La sessione è proseguita parlando di obesità: non più semplicemente fattore estetico o metabolico, ma una vera patologia cronica sistemica strettamente connessa al danno cardiovascolare. L’eccesso di tessuto adiposo favorisce infiammazione cronica, disfunzione endoteliale, ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2 e scompenso cardiaco. I relatori raccomandano anche in questo caso un approccio integrato e graduale: educazione del paziente, consigli comportamentali, dieta, attività fisica, supporto psicologico/sociale/familiare, farmacoterapia, fino ad arrivare alla chirurgia bariatrica quando necessaria. Grande interesse è stato dedicato alle nuove terapie farmacologiche anti-obesità, che stanno modificando profondamente l’approccio al paziente ad alto rischio cardiovascolare, grazie ai loro benefici ad ampio spettro. Tuttavia, gli esperti hanno ribadito che questi dovrebbero essere in ogni caso accompagnati da un cambiamento stabile delle abitudini alimentari e dello stile di vita al fine di ottenere un beneficio significativo. Imprescindibile nella prevenzione cardiovascolare è poi la gestione dell’ipertensione. La terapia anti-ipertensiva deve essere mirata sia alla riduzione dei valori pressori che a ridurre l’incidenza degli eventi cardiovascolari. Le recenti linee guida ESH ed ESC sull’ipertensione, seppur con delle differenze, concordano su una terapia di partenza di combinazione in “single pill”, poiché questa consente un più efficace controllo pressorio, una maggiore aderenza alla terapia e una riduzione degli effetti collaterali. Negli ultimi anni sta emergendo sempre più il concetto di sindrome cardio-nefro-metabolica, vista la stretta interconnessione fisiopatologica tra questi 3 sistemi che condividono molti dei fattori di rischio trattati nelle prime relazioni della sessioni. Infatti, gran parte dei pazienti diabetici sono a rischio cardiovascolare alto o molto alto secondo le più aggiornate classificazioni di rischio. In questi pazienti, alla luce delle recenti evidenze e in accordo con le linee guida ESC 2023, le gliflozine e i GLP1-RA sono imprescindibili per ridurre gli eventi cardiovascolari. Altrettanto importante nell’approccio alla sindrome cardio-nefro-metabolica è la gestione della malattia renale cronica fin dagli stadi più precoci, per poter avviare tempestivamente terapie farmacologiche mirate per ritardare e rallentare la progressione della malattia (gliflozine o ACE-inibitori), oltre che per prevenire e trattare le complicanze della nefropatia cronica (ipertensione, anemia, aterosclerosi, ecc…

Parlando di prevenzione cardiovascolare, bisogna considerare l’evoluzione della malattia come un continuum. Quindi la TC coronarica gioca un ruolo fondamentale nel paziente a rischio cardiovascolare, che non ha ancora avuto eventi maggiori. La TC, infatti, permette di documentare la malattia aterosclerotica in maniera precoce, consentendo una riclassificazione del rischio cardiovascolare del paziente, che può cambiare l’approccio del clinico a quest’ultimo. Ciò risulta fondamentale se si tiene in considerazione l’elevata prevalenza di aterosclerosi coronarica subclinica nella popolazione generale. La TC coronarica è sempre più accurata nella caratterizzazione e fenotipizzazione della placca, permettendo di individuare precocemente le caratteristiche che rendono la placca più vulnerabile e a rischio di instabilizzazione. La TC diventa così una guida per un approccio terapeutico personalizzato. Infine, recenti evidenze corroborano il ruolo della TC coronarica nel follow-up: la TC diventa così uno strumento per monitorare l’evoluzione della placca aterosclerotica in corso di terapia ipolipemizzante. Oggi, infatti, la regressione o la modificazione delle placche aterosclerotiche non è più un’utopia, soprattutto grazie alle statine ad alta intensità e ai moderni inibitori di PCSK9, che, soprattutto se iniziati precocemente, oltre a una drastica riduzione di LDL, consentono una regressione del burden di placca e una stabilizzazione della stessa, con un beneficio in termini di eventi cardiovascolari maggiori. Dunque, alla fine di questa interessante sessione, si può concludere che oggi, al fine di ridurre eventi cardiovascolari, ospedalizzazioni e costi sanitari, ma soprattutto per migliorare qualità e aspettativa di vita dei pazienti, è necessario investire su una prevenzione a 360 gradi, che sia integrata e personalizzata rispetto alle caratteristiche del singolo paziente.

 

Gerardo Nigro
Gerardo Nigro