FOCUS
Gestione della dimissione ospedaliera. Position Paper ANMCO in collaborazione con ITACARE-P

di Ilaria Maraschi
Parola d’ordine: pianificare al dettaglio tutte le varie fasi, non un momento finale ma un percorso

Nella Sala Polis il dott. Carmine Riccio e il dott. Marco Ambrosetti hanno moderato la sessione riguardante la gestione della dimissione ospedaliera (Position Paper ANMCO in collaborazione con ITACARE-P, modelli gestionali).

Ha iniziato la dott.ssa Giovanna Geraci che ha parlato della dimissione come processo.
È un sistema ideato per cercare di abbattere il rischio residuo nella fase post acuta. Una buona lettera di dimissione è il punto di partenza. Preparare una lettera di dimissione ben fatta non è una cosa scontata e quindi ci vogliono indicazioni specifiche.
“La lettera di dimissione” è la chiave di accensione del successivo processo di cure”. La dimissione è vista come un’idea di processo, è un atto che va pensato sin dall’inizio dell’ospedalizzazione, bisogna valutare il grado di criticità del paziente, avere un approccio multidisciplinare coinvolgendo anche il paziente ed il suo caregiver. Deve essere tutto ben strutturato in modo da poter aiutare il processo del paziente dopo il ricovero. Bisogna effettuare valutazioni e rivalutazioni continue del paziente. Valutazione che non è solo clinica, ma deve avere un approccio olistico e multidimensionale.
Importante è anche la valutazione di eventuali problemi psico-sociali e gestionali. La valutazione multidisciplinare prevede un team composto in genere da medico, infermiere, fisioterapista e assistente sociale.
Valutare anche il grado di autosufficienza del paziente.
Un altro capitolo importante è la comunicazione con il paziente e i familiari che deve essere chiara, diretta, comprensibile.
La dimissione non è un momento finale ma un percorso.

La dott.ssa Stefania Di Fusco ha discusso la gestione della terapia farmacologica e non farmacologica.
Innanzitutto, bisogna valutare le caratteristiche cliniche del paziente, implementare i target terapeutici (farmacologici e non) e dare precise indicazioni sullo stile di vita (smettere di fumare, l’alimentazione, l’attività fisica, il peso).
L’aderenza terapeutica è fondamentale, quindi cercare di favorirla con precise raccomandazioni. Spiegare al paziente in maniera dettagliata le finalità della terapia ma anche gli eventuali effetti avversi dei farmaci spiegando anche come gestirli.
Quando possibile è preferibile usare combinazioni precostituite dei farmaci per migliorare l’aderenza alla terapia.
Fondamentale è la riconciliazione terapeutica, conoscere quindi la terapia che il paziente faceva prima del ricovero e quindi spiegargli i farmaci che deve proseguire, gli eventuali cambiamenti e le sospensioni.
Importante è anche la prescrizione dei piani terapeutici per i farmaci in cui sono previsti e la consegna dei farmaci che dà il tempo al paziente di rifornirsi del trattamento, questo atteggiamento garantisce la continuità terapeutica.

La dott.ssa Michela Barisone ha trattato il tema del team multidisciplinare per la pianificazione della dimissione.
Si è visto che la riammissione ospedaliera, soprattutto nello scompenso cardiaco (che è circa del 50%) è multifattoriale. La dimissione è un indicatore di assistenza di alta qualità. Strutturare un piano di dimissione strutturato e personalizzato è fortemente auspicabile. Una dimissione pianificata ha un impatto positivo sul paziente, sui familiari, sul caregiver ma anche sulla degenza ospedaliera stessa. E’ importante anche capire il livello di comprensione del malato.
Identificare anche la dimissione potenzialmente difficile già alla valutazione iniziale del paziente. È necessario implementare modelli organizzativi interprofessionali. Assolutamente da evitare la frammentazione organizzativa. Le varie figure professionali devono essere coordinate.

Il dott. Francesco Fattirolli ha parlato di come disegnare alla dimissione un percorso appropriato di prevenzione secondaria.
Bisogna innanzitutto valutare le priorità del paziente, i compiti del medico che ha in carico il paziente e comprendere le prescrizioni. Le indicazioni per il paziente devono essere pratiche e semplici. Il medico deve privilegiare l’appropriatezza del programma e che le prescrizioni siano sostenibili. Evitare percorsi standardizzati ed esami ridondanti e valutare la condizioni del rischio del paziente. È utile monitorare il tasso di trasferimenti alla cardiologia riabilitativa. Una valutazione routinaria della fragilità del paziente è auspicabile. Quando non abbiamo una cardiologia riabilitativa oppure dobbiamo andare per priorità (ci sono scenari del Paese molto eterogenei) va comunque affrontato un percorso appropriato di prevenzione secondaria alla dimissione.

 

Ilaria Maraschi