Interessantissima relazione su diversi aspetti della cardiologia strutturale, il primo dei quali è discusso dal Dott. Gianni Casella relativamente al modello HUB and Spoke. Le complicanze associate alla TAVI richiedono l’intervento cardiochirurgico urgente ma il progressivo aumento del numero di pazienti che necessitano di TAVI comporta un allungamento della lista d’attesa tale per cui la soluzione potrebbe essere quella di istituire programmi TAVI in centri senza CCH. Se i pazienti inoperabili o ad alto rischio CCH potessero essere trattati nel centro spoke, più pazienti a basso rischio o complessi potrebbero farlo nell’heart valve center con CCH che disporrebbe di un maggior numero di posti letto, con conseguente diminuzione delle liste d’attesa e fornendo un incremento di competenze del Centro Spoke. Il concetto è ulteriormente rafforzato dal fatto che la CCH on site per il back-up ha un ruolo marginale, è l’Heart team che garantisce pari opportunità. L’Heart team, infatti, pone le condizioni necessarie ad attuare il programma attraverso l’adeguata selezione del paziente, la formazione continua del centro ed i requisiti degli operatori che devono avere un’esperienza di almeno due anni nella TAVI come primi o secondi operatori, almeno 50 procedure effettuate da primo operatore e con una continuità di più di 20 procedure l’anno.
La sessione continua con la relazione del Dott. Francesco Saia relativamente alle aspettative a lungo termine della TAVI, quali a 30 giorni un tasso di mortalità inferiore all’1%, il rischio di stroke minore dell’1%, un tasso di complicanze vascolari maggiore pari a 1,5%, impianto di PM permanente variabile dal 6 al 10% e un leak perivalvolare 2+ inferiore all’1%.Tali aspettative dipenderanno dalla selezione opportuna del paziente, imaging e planning procedurale, follow up ed ottimizzazione delle risorse. Tutto ciò porterà ad innovazione, crescita dell’esperienza dell’operatore e della capacità predittiva con conseguente miglioramento dell’outcome.
La relazione del Dott. Sergio Berti verte sul trattamento dell’insufficienza mitralica nell’era dei quattro pilastri, specificando che il trattamento percutaneo va riservato ai pazienti in terapia medica ottimizzata. La riparazione precoce edge-to-edge migliora l’outcome nei pazienti con sintomi secondari al rigurgito mitralico e limitano il rimodellamento cardiaco sinistro. L’eccessiva attesa per la TEER ne riduce l’efficacia, specialmente quando il volume telediastolico del ventricolo sinistro supera i 220 ml. Il timing di intervento deve considerare sia EROA che le dimensioni del ventricolo sinistro. Il trattamento tardivo può ridurre il beneficio, mentre se effettuato prima dell’insorgenza di disfunzione ventricolare sinistra nella forma avanzata può offrire una qualità di vita migliore e ridurre il tasso di ospedalizzazione. L’ultima relazione è stata tenuta dal Dott. De Marco che verte sulle strategie di trattamento dell’insufficienza tricuspidalica. I trattamenti trans-catetere sono rappresentati dalla TEER, che ha come vantaggi il rispetto dell’anatomia valvolare e il minor rischio procedurale, a sfavore dell’insufficienza residua e dell’incertezza sulla durata del trattamento a lungo termine. Le Valvole Ortotopiche riducono l’entità del rigurgito ma oltre al dubbio sulla durabilità sono associate a Blocchi AV (PM a 30 giorni: 8-11%), sanguinamenti maggiori correlati a TAO (12-33%) e rischio infettivo. Una condizione clinica tardiva implica la correzione del difetto con Valvole cavali (sPAP < 65 mmHg, TAPSE > 12, LVEF > 30%. Il reapir ha elevatissimo livello di sicurezza per il paziente. I risultati clinici sono chiari nel mostrare un miglioramento della qualità di vita su pazienti che non hanno altre opzioni terapeutiche.
